Ora serve una politica per debito e crescita

Il premier Monti, con la sua strategia, ha riportato, al vertice europeo una vittoria di cui si può esser soddisfatti solo sino a un certo punto. È riuscito a stringere la Merkel in un angolo sulla questione dell'utilizzo del Fesf, il Fondo europeo di stabilizzazione finanziaria e della Mes, la Misura europea di stabilità finanziaria, per acquisti di titoli del debito di stati membri. E ha anche ottenuto che chi beneficia di questi fondi non debba sottostare a specifiche dichiarazioni da parte delle autorità europee. Ma questo successo non è risolutivo. Si ricorderà che il Commissario Olli Rehn aveva dichiarato che questi interventi sono un analgesico, servono per togliere lo dolore, non per curare la malattia. La metafora non è del tutto appropriata perché il dolore in questione è il tasso di interesse sul debito pubblico. Il minor costo che riguarda questo minor dolore implica un minor onere per interessi sul debito nel bilancio del governo, rispetto a ciò che vi sarebbe stato. Ma rimane vero che la malattia, cioè l'eccesso di debito pubblico, in questo modo non viene curato. Le cause che lo hanno prodotto e che lo conservano non vengono affatto intaccate se un po' di questi titoli li prendono il Fesf e il Mes. Aggiungo che è un po' strano che un austero professore della Bocconi di Milano debba esser elogiato perché è stato bravo a strappare prestiti a buone condizioni da parte di istituzioni pubbliche europee non per attività produttive e investimenti, ma per mantenere in vita il nostro elevato debito pubblico, dandoci respiro. Si tratta di operazioni per cui storicamente, nel nostro paese, sono stati elogiati quei politici meridionali che strappavano al Nord di Italia i soldi per continuare ad esser aiutati nella politica di immobilismo economico. Il fatto che questi elogi si leggano su giornali collegati alla finanza del Nord Italia e alla intellighenzia ex comunista ed ex democristiana che si considera liberale, fa una certa impressione. Aggiungo che è vero che questi prestiti formalmente non sono condizionati, cioè che noi non siamo commissariati, ma è pur vero che chi si abitua allo status di debitore non produttivo prima o poi diventa succube del creditore. Diciamo allora che non si tratta di un analgesico, di un placebo, ma (quasi) di una morfina, che rischia di addormentarci e impigrirci. Ci aiuta a continuare a non avere una politica per la crescita economica, ci aiuta a fare finte liberalizzazioni mentre la Repubblica italiana è fondata sulla carta da bollo, ci aiuta ad avere un mercato del lavoro non solo ingessato, ma soprattutto alla mercé dei giudici del lavoro, che di notte disfano la tela che di giorno la Penelope Marchionne ha tessuto per dare ali all'investimento in Italia. Se è questo è l'obiettivo - far durare il governo tecnico-assistenziale mantenendo in vita il corpaccio gonfio e opaco di spesa pubblica burocratica, di proprietà immobiliari e demaniali pubbliche di manomorta, di aziende pubbliche fuori mercato come Anas, Poste, Ferrovie e di ex municipalizzate, di imposte esose, di contratti di lavoro rigidi controllati da Cgil e da «magistratura democratica» - allora continueremo nella recessione e nella crescita anemica, con le grandi imprese che se ne vanno dall'Italia. Gli aiuti per abbassare lo spread sono una dilazione ingannevole. Al governo tecnico di Monti e del ministro Passera (nella foto) si chiede invece di preparare un pacco di misure pro crescita che serva per farci uscire dalla recessione e dar propulsione alle imprese; di modificare le regole del lavoro legittimando la contrattazione aziendale e l'arbitrato fra le parti e togliendo la discrezionalità della magistratura nelle riassunzioni. Gli si chiede di affrontare il debito pubblico mediante dismissioni e cessioni parziali di imprese per sottoporle al vaglio del mercato, di tagliare la spesa e smetter di aumentare le imposte. Così la «vittoria» di Monti, invece che una morfina, può diventare un energetico. Non mi illudo che possa far molto. Ma cerchi di fare l'idraulico dell'economia inceppata, non l'avvocato dei debitori.