Ora la tavolozza di Armani seduce dall’alba al tramonto

diUn domatore di luce. Così può essere definito Giorgio Armani per la collezione Privè del prossimo inverno in passerella ieri a Parigi. Invece lui che è stato incoronato Re d’Italia dal Wall Street Journal, spiega con rinfrescante semplicità di essersi ispirato alle luci del giorno dall’alba alla notte guardando un tramonto spettacolare dal terrazzo della sua casa di Milano. «Troppo spesso dimentichiamo di essere circondati da una natura meravigliosa - dice - così ho cercato di riprodurre l’incanto dei colori del cielo sui vestiti. Del resto l’alta moda è fatta per incantare, per mettere il sogno al servizio della realtà».
A questo punto il discorso scivola sugli aspetti prima onirici e poi prosaici della vita. Si scopre così che il maestro ogni tanto sogna di dover sfilare anche se gli abiti sono spariti. L’incubo finisce con la rassicurante consapevolezza di aver costruito un impero da 1.9 miliardi di Euro che nel 2011 ha dato profitti per quasi 300 milioni. «Sono ricco, ma ho sempre lavorato come un pazzo» conclude rivelando di non portare mai soldi con sé ma di usarli per aver le spalle coperte sul lavoro perché il suo unico capriccio sono le case. «Ne ho tante - dice - per cui non oso pensare quanto mi costa l’Imu». Alle fortunate signore che potranno concedersi il lusso dei modelli Privè un paio di pantaloni non costeranno meno di 20mila euro perché si tratta di capolavori di arte sartoriale. Inutile chiedere il costo degli spettacolari abiti da sera che riproducono sul corpo l’effetto di un cielo stellato oppure degli indimenticabili cardigan coperti da tintinnanti paillette triangolari traslucide come l’aurora. Ma ciò che colpisce di più in questo sapiente gioco tra tinte soffuse dal grigio al glicine per il giorno fino ad arrivare al blu di mezzanotte e al nero, è la magia delle forme. Addolcite, prive di qualsiasi asperità, le silhouette restano comunque rigorose e funzionali a quella estetica della realtà che è la miglior cifra stilistica di Re Giorgio. Pantaloni larghi da portare con scarpe piatte che danno un’aria scanzonata, ma con una geniale baschina nello stesso tessuto più leggero della blusa-body, e poi giacche ancora più magistrali del solito. Alcune sono tagliate come dei piccoli poncho, altre hanno uno sprone rotondo come la luna sulle spalle, una d’imbarazzante bellezza è fatta come un anorak ma davanti è in velluto blu e dietro ha due pannelli sovrapposti di velo nero e cristalli Bluette. Tutto luccica e poi si smorza, sale di tono cromatico e infine precipita nelle tinte della notte. Indimenticabili le velette che riproducono sul volto l’incanto di un notturno stellato. «Chi non ha luce in viso non diventerà mai una stella» dice William Blake nei suoi Proverbi Infernali. Armani che è un pragmatico capace di sognare con questo nuovo accessorio forse solletica la voglia di lusso del mondo islamico. «Gipsy e anni Sessanta» dice Riccardo Tisci prima di svenire febbricitante per un colpo d’aria condizionata. Così a raccontare i 10 capolavori dell’alta moda di Givenchy è un portavoce della maison che con tanta buona volontà ma senza magia ti spiega che un corpetto è fatto in frange di pelle intrecciate come raffia, che l’abito-cappa ha le paillette di cuoio all’interno e che il bolero di visone è scolpito al laser e poi incrostato da colate di silicone rosso. Il pezzo più bello è un pesantissimo poncho con frange chilometriche in cristalli rossi e neri su una tuta con stivali integrati tutta ricamata di jais. «Mi piace il modo di vestire a strati delle zingare - esclama Tisci con voce flebile dal divano - proprio quelle pericolose che girano per le nostre città hanno un modo tutto loro di mettere cose danzanti e iper femminili sopra ai pantaloni da uomo». Invece Gianni Bedin, volonteroso giovanotto alla guida creativa di Worth elimina tutto sotto alle giacche da frac dalle code chilometriche costruite sui bustini e gli stringivita di Fiammetta Pancaldi, una vera artista del bustier. Grazie a lei e agli orecchini creati da Carla Maria Orsi per l’occasione, la sfilata di Worth non ci sembra una perdita di tempo totale.