Ora tocca al comico, il pattume lo seppellirà

Era inevitabile che finisse così, in farsa. In occasione per imbastire sgangherate atellane, per fornire il pulpito ai Masanielli. D'altronde in forma di farsa era cominciata, questa storia della spazzatura napoletana. Farsa i cui capocomici avevano il volto di Antonio Bassolino e di Rosa Russo Iervolino, ai quali si aggiunsero i Pecoraro Scanio, i Francesco Caruso, tutti lì, a Napoli, a ballare sui sacchi ormai fradici, ormai in decomposizione, della «munnezza». Quelli che vi sono andati non per far ridere, ma per cercare di liberare la città dalla puteolente morsa dei rifiuti, hanno dovuto arrendersi perché non si può combinar nulla avendo per interlocutori dei teatranti.

Ora ci si mettono anche i professionisti veri, i comici patentati: prima Fiorello e adesso Grillo che ha portato il suo «popolo» in piazza per celebrare «il giorno del rifiuto». A ritmo di samba, va da sé, perché tutto è sempre spettacolo, evasione, spasso, tutto si risolve con una battuta («Prodi e Bassolino: rifiuti non recuperabili»), con un frizzo, meglio se di stampo «antagonista» (il solo che ha cercato di darsi da fare, il commissario per l'emergenza Gianni Di Gennaro, era infatti rappresentato in un manichino in forma di poliziotto in tenuta antisommossa). Eppure non c'è niente da ridere e non c'è bisogno delle spiritosaggini di un Grillo per denunciare un misfatto che abbiamo sotto gli occhi e la cui enormità è tale da risultare incomprensibile nel resto del mondo, Terzo compreso. Eppure non è il momento di ballare la samba, piuttosto è quello di rimboccarsi le maniche. Ma quelle, mai. Più conveniente l'«intervento forte di denuncia», che non costa fatica o immaginazione e qualcosa sempre rende.

E allora giù con le denunce delle colpe sempre altrui, degli oscuri complotti, delle complicità: denuncia Bassolino, denuncia la Iervolino, denuncia Fiorello, denuncia Grillo e denuncia anche - non poteva mancare, in questo ballo in maschera - padre Alex Zanottelli che tira in ballo la Somalia, la «piazza politica» e tutto il tritume del sociologismo di sacrestia. Se Napoli non meritava lo scempio della «munnezza», non merita nemmeno che i Bassolino e le Iervolino se la cavino cedendo il passo alle compagnie di giro che la buttano sul ridere. Il guaio è che non solo Napoli è offesa da questa sceneggiata, lo è il Paese, orgogliosamente «europeo», giustamente fiero di un invidiabile patrimonio culturale e che si scopre incapace di smaltire i rifiuti urbani di una città che non ha voluto o saputo smaltirli, lasciando che marcissero o che alimentassero roghi mefitici.

Quattordici anni di emergenza e non un risultato tangibile. Come soluzione, Grillo propone ai napoletani di imitare i kosovari: prendersi l'indipendenza. Dichiarare Napoli e la Campania terre indipendenti. Non fa nemmeno ridere. E intanto, mentre il cabarettistaillo faceva il suo numero, altri centinaia di sacchi di immondizia venivano gettati sulla catasta di quelli lì da sempre.