Orrore senza fine in India Sorelle stuprate e impiccate

di Fiamma Nirenstein

Ci vorrebbe un grande psicanalista per spiegare perché il Paese la cui maggiore religione è tutta ispirata alla non violenza produce, si calcola, uno stupro ogni 22 minuti, e molti procurano la morte per ferite. Questo dato incredibile, è sempre confermato, in India, da nuovi episodi di orrore.
Stavolta, avviene in Uttar Pradesh, uno Stato del nord dove i turisti vanno per vedere Agra. Ma in uno dei vari villaggi rurali che nella zona si chiamano Katra, due sorelle di 14 e 15 anni di sera, martedì, non avendo servizi in casa, vanno insieme nel campo. Si illudono che la reciproca compagnia le protegga. Finché le attacca il branco: sette balordi di villaggio, fra cui due agenti di polizia. Le stuprano e le strangolano, ne fanno strame tanto che alla fine le ragazzine verranno ritrovate impiccate, sia che l'impiccaggione sia stata la feroce conclusione dell'attacco alle bambine, come si merita una donna e ancor più una donna dalit, un'«intoccabile» preda del peggiore sfruttamento, o che si siano suicidate, come suggerisce l'autopsia, in una nemesi tribale che aumenta l'orrore.
Quando gli abitanti del villaggio hanno avviato la ricerca, la polizia non voleva registrare la scomparsa: il lavoro è stato torpido e inutile, e si è concluso con la scoperta dei due cadaveri che pendevano da un mango. Si parla di quattro arrestati, i due poliziotti sospettati si chiamano Sarvesh Yada e Rakshapal Yadav. Ma per ottenere che la polizia si muovesse, la gente del posto ha inscenato manifestazioni, occupando la strada principale. Perché oltre che per lo stupro, il disgusto si è diffuso per l'indifferenza, l'acquiescenza con cui è stato vissuto il delitto. Questi due temi, la belva stupratrice che azzanna questo Paese di un miliardo e 200milioni di abitanti, e l'indifferenza per cui non si arriva mai in tempo, sono il tormento dell'India contemporanea, che si sforza di diventare il grande Paese che si merita di essere, che ora cerca il cambiamento licenziando la dinastia Nehru Gandhi, e, specie col voto Dalit, mette in sella un innovatore plebeo e nazionalista, Narendra Modi.
Lo stupro di massa è una delle tragedie di un Paese che si arrampica sul picco della modernità appesantito dalla miseria e dal retaggio delle caste, dalle discriminazioni sessuali, l'odio religioso fra indù e musulmani. Ma lo stupro è il più disgustoso sintomo di arretratezza: nei primi quattro mesi del 2014 ci sono state 6 denunce al giorno, e 14 di violenze sessuali con un aumento del 36 per cento risptto allo stesso periodo dell'anno scorso.
Nella capitale Delhi, c'è una emergenza sicurezza da dicembre del 2012: una studentessa di medicina di 23 anni fu aggredita su un autobus con un suo amico. Dopo essere stata stuprata mentre lui veniva picchiato, sono stati gettati per strada. Nessuno, ha raccontato il ragazzo, si è fermato alle richieste di aiuto: se la ragazza fosse stata soccorsa, probabilmente si sarebbe salvata. Invece è morta di orribili ferite.
Pochi giorni prima una ragazza di 20 anni aveva subito la stessa sorte, e qualche giorno dopo un'altra di 15 anni. Ma fra i vecchi buttati nella polvere a morire, madri con neonati in fin di vita sugli angoli, con una polizia prepotente che se aiuti un ferito può maltrattarti e interrogarti per ore, l'indifferenza è la norma.
Ma ormai la quantità e la qualità degli stupri indiani è sovrastante. Una creatura di 4 anni nel luglio di 2013 è morta in seguito a stupro, era sparita da due settimane; dieci minorenni sordomute erano state stuprate nel maggio; un mese prima una bambina di 5 anni era stata stuprata e mutilata da un vicino di casa, lo scorso febbraio è toccato a una bambina di nove anni a Delhi, ridotta in fin di vita dopo essere stata adescata nel cortile.
Nei villaggi rurali lo stupro diventa sanzione tribale: una donna di vent'anni è stata punita con uno stupro di massa, perchè si incontrava con un ragazzo. Da un anno le leggi sono più dure, si arriva fino alla pena di morte ma è solo l'uscita dall'indifferenza che può salvare le donne nel grande Paese che ancora le bistratta.

Commenti
Ritratto di giuseppe zanandrea

giuseppe zanandrea

Ven, 30/05/2014 - 09:54

che paese da incubo ! era meglio col colonialismo. E questa gente detiene i nostri marò? Ma ci vuole davvero un' imbecillità inaudita per metterli sul nostro piano e trattare con la nazione delle caste e delle vacche sacre.