Padoan sabota il premier sul tetto del 3%

RomaÈ durata pochissimo la luna di miele politico-economica di Matteo Renzi. A meno di una settimana dal Consiglio dei ministri dedicato alla «cura choc» su lavoro, casa e scuola, il premier si è ritrovato a dover escludere una manovra correttiva. E, come se non bastasse, ha incassato un messaggio preciso dal suo ministro dell'Economia: il tetto del deficit al 3% non si può superare.
Ieri Renzi ha smentito le voci sempre più insistenti su una correzione dei conti. «Non abbiamo rassicurazioni da dare. L'Italia sa perfettamente quello che deve fare, lo sa da sola e lo farà, consapevole che oggi la priorità per il nostro Paese sono crescita e lavoro», ha spiegato al termine del consiglio europeo. Poco prima, anche il ministero dell'Economia aveva negato la correzione.
Comunque una festa mezza rovinata. Era il primo appuntamento europeo di Renzi, peraltro dedicato alla crisi ucraina. Ma una correzione dei conti è nei fatti viste le cifre diffuse mercoledì dalla Commissione europea. Il deficit calcolato da Bruxelles - ha osservato ieri il presidente dei deputati di Forza Italia Renato Brunetta - è superiore a quello di Roma (quello strutturale è dello 0,6% contro lo 0,3%, quando il limite concesso dalla Ue e dello 0,5%) e anche sulla crescita l'Italia è troppo ottimista (prevede il Pil all'1% contro lo 0,6% dell'Europa). Cifre ereditate (non la pensa così l'ex ministro Saccomanni che ieri ha criticato la Ue e lo stesso Renzi e difeso il precedente esecutivo). Comunque uno scenario con il quale Renzi dovrà fare i conti. Magari dopo le elezioni europee.
A rendere più complicato il tutto, il fatto che l'Ue è sempre meno intenzionata a farci sconti. E l'Italia, per finanziare la cura choc, dovrà fare salti mortali.
L'esecutivo sta lavorando a pieno regime per preparare la riunione di mercoledì quando Renzi scoprirà le carte su scuola, casa e, soprattutto, sul lavoro. Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ieri ha smentito in un'intervista al Sole24Ore, un «dualismo» tra il suo dicastero e Palazzo Chigi e ha abbozzato le possibili coperture per il taglio del cuneo fiscale e gli ammortizzatori sociali. Per quanto riguarda il costo del lavoro Padoan spera di spremere dalla spending review di Carlo Cottarelli 5 miliardi di euro già nel 2014. Nell'intervista al quotidiano economico fa capire che il taglio non si farà sentire tutto insieme e che, per l'immediato, non esclude di tappare eventuali buchi con misure una tantum. Poi il governo punta molto sui fondi europei per il lavoro e la competitività, che però sono condizionati a vincoli precisi. Ieri da Bruxelles fonti dell'esecutivo Ue si sono affrettate a sottolinearlo: «Il meccanismo deve essere concordato con la Commissione Ue; deve riguardare misure molto mirate ed in numero limitato». Non il cuneo, quindi.
Per quanto riguarda la possibilità di sforare il tetto del deficit è stato lo stesso Padoan a raffreddare le speranze: «Non possiamo permetterci di tornare sopra il 3%. Sarebbe un errore, se sapremo crescere attraverso le riforme strutturali guadagneremo automaticamente più spazio sui conti pubblici». Il premier fino ad oggi non si è mai espresso con chiarezza sul vincolo di bilancio più pesante. Lo stop del ministro dell'Economia sembra molto un messaggio di Padoan a Renzi, che il presidente del Consiglio non potrà che accettare in pieno. Così come una manovra, se i conti lo richiederanno.