Pagliaro richiama gli studenti alla realtà: «Meglio un bravo barista che un avvocato svogliato Follia non lavorare la domenica»

Milano Renato Pagliaro, il banchiere che in Mediobanca più ha fatto della riservatezza il proprio credo, torna tra i banchi di scuola per dettare ai giovani la propria visione sui temi più discussi del momento: dalla riforma del mercato del lavoro, alla carestia di finanziamenti a famiglie e imprese. In uno stile asciutto come il suo aspetto, Pagliaro ha da subito sferzato gli studenti del Liceo Carducci di Milano concentrati per l’occasione nell’aula magna dalle 10 del mattino: «Non avrete mai la certezza del posto fisso, nessuno al mondo ha il dovere di assumervi».
Tra gli astanti serpeggia qualche brusio, ma il banchiere ha rincarato la dose: «Se in questa sala c’è un giovane che dice “Io non voglio lavorare la domenica”, vi dico che siete fuori dal mondo». L’appuntamento, promosso dall’osservatorio Giovani editori, si protrae per oltre due ore, agli studenti che ribattono Pagliaro replica che occorre lavorare di più. In pratica basta con i bamboccioni, ma sullo sfondo rimane una crisi che rischia di trasformare scuole e università, che per anni sono state le fucine della nuova classe dirigente, in un magazzino di precari. Pagliaro stesso ammette di fare parte del «passato»: nel 1981 è entrato in Mediobanca fresco di laurea in economia aziendale e vi è rimasto scalandone tutta la linea di comando insieme all’amministratore delegato Alberto Nagel, entrambi eredi designati di Enrico Cuccia e Vincenzo Maranghi.
Quindi ha invitato a vivere «esperienze lavorative fin da studenti, a viaggiare all’estero e a non snobbare i lavori manuali». «Il sistema scolastico italiano ha dei deficit, in giro per il mondo i ragazzi cominciano a lavorare quando stanno ancora studiando, anche i lavori più umili e manuali. E questo è positivo, è utile a livello formativo perché ti abitua a entrare nella logica di concorrere a svolgere un lavoro, un’attività. Si apprende il senso del dovere, della disciplina», ha proseguito il banchiere rimarcando che «non esiste una gerarchia: meglio un bravo barista che un avvocato svogliato». Poi ha spiazzato tutti invitando i giovani a pianificare famiglie numerose: «Non abbiate paura di fare figli», perché lo sviluppo «ha molto a che fare con la demografia, più un Paese è giovane e più cresce». Un invito controcorrente sia rispetto all’esperienza personale di Pagliaro, che come lui stesso ha ammesso non ha figli, sia guardando alla più complessiva situazione del Paese sotto il peso della crisi. Soprattutto per quella generazione di precari a vita che fatica a fare combaciare con le spese quotidiane una busta paga molto lontana dai circa 2,5 milioni di euro di emolumenti assicurati a Pagliaro dalla principale banca d’affari del Paese.
Lontano per qualche ora dalle stanze di Mediobanca e dagli scricchiolii dei suoi parquet, Pagliaro è stato lapidario anche sulla stretta creditizia attuata dalle banche davanti alle difficoltà di onorare i debiti da parte di famiglie e imprese: «Nessuno ha il dovere di farti credito, né tu hai il dovere di fare credito a qualcuno. Il denaro che hanno le banche è dei clienti. Può essere prestato solo se hai la certezza semi-matematica che ti verrà restituito». Piazzetta Cuccia era stata tuttavia pensata da Cuccia come stanza di compensazione del grande capitalismo italiano, con cui è ancora oggi fortemente legata, sia dal punto di vista azionario, sia dei crediti. Per questo è già capitato che qualche credito non sia stato alla fine restituito.
Commenti
Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Mar, 27/03/2012 - 13:17

Certo che uno Schettino doveva fare il cameriere e non il comandante. Di Pietro non doveva fare il magistrato, bensì il gendarme. Bersani stava bene a fare il salumiere o il macellaio. Ma anche Napolitano non doveva fare il presidente. Sinceramente non so che lavoro potesse fare, forse nel gioco delle guardie e ladri non so nemmeno se potesse stare dalla parte delle guardie. Ad ogni buon conto spero che abbia cambiato idea sui "lavori che gli italiani non vogliono fare" e sui disastri che discendono dalle sue strampalate raccomandazioni per preferire asini comunisti nei posti chiave della nazione.

Albi

Mar, 27/03/2012 - 13:28

Di questi novelli Stakanov dev'essere terribile trovarsi colleghi. Dev'essere anche, credo, poco piacevole esserne familiari. Sono certo altresi che dev'essere stupendo farne gli eredi.....