Il paladino della legalità Lombardo inciampa nella villetta della moglie

Da quando ha virato a sinistra, con tanto di Pd e finiani nella sua giunta e con buona pace dei siciliani che avevano votato lui per avere un governo di centrodestra, la legalità è il suo pane quotidiano. Altro che governatore del ribaltone, Raffaele Lombardo, presidente della Regione siciliana, non perde occasione per dire che lui è il «nuovo»: è lui, solo lui, che ha designato ben tre magistrati e un prefetto come assessori; lui, solo lui, che sta eliminando gli sprechi di anni e anni di cattiva politica fatta mentre c’era anche lui, ma quella è un’altra storia; lui, solo lui, che combatte contro gli abusi. Contro gli abusi degli altri, evidentemente. Sì, perché ai suoi, di abusi, ci pensa la procura. Quella di Modica, in provincia di Ragusa, per l’esattezza, che ha deciso di sequestrargli una villetta abusiva in costruzione sulla spiaggia di Ispica, a poche decine di metri dal mare, e che per di più ricade in una bella riserva naturale.
«Anche lì sono vittima di un sopruso – ha tuonato il governatore intercettato dal quindicinale di inchiesta Sud che ha tirato fuori la notizia – mi dispiace dirlo con tanta sicumera, ma lì tra diecimila case l’unica regolarissima è proprio la mia». Ed in effetti l’autorizzazione a costruire in quel lembo di terra quasi sulla battigia c’è, se l’è concessa lui stesso, o meglio l’assessorato al Territorio e Ambiente della Regione che lui guida dal 2008. E alla moglie del governatore - già, perché tecnicamente Lombardo ha donato quei quattro acri di terreno su cui sta costruendo alla sua consorte, la signora Saveria Grosso - ha detto sì anche la Sovrintendenza ai Beni culturali, chiamata a pronunciarsi visto che si tratta pure di zona archeologica. Tutto in regola, allora?
Non esattamente. E infatti i magistrati della procura di Modica hanno disposto il sequestro preventivo del cantiere. Laddove un tempo, c’era un rudere immerso nel verde, oggi ci sono tanti bei mattoni di cemento. Le fattezze della villa sono già riconoscibili, benché la denuncia di inizio attività per l’avvio del cantiere sia solo dello scorso 22 giugno. Una bella villetta, col tetto spiovente, a occhio una settantina di metri quadrati. Altro che il recupero del vecchio manufatto originario, del quale non c’è più traccia. Il sospetto dei magistrati è che lì si stia facendo una vera e propria costruzione ex novo. In barba a tutte le regole vista la posizione.
Non è la prima volta che Lombardo si becca il disco rosso dei magistrati per questa casetta al mare. Già nel 2004, quando lui non era ancora governatore e la legalità, per lui, era un concetto cavalcato dalla sinistra, la procura gli aveva disposto il sequestro preventivo e imposto lo stop, perché mancavano un po’ di autorizzazioni. Ma lui non si è arreso. Ha aspettato con pazienza il dissequestro, ha regalato tutto alla sua signora, e ha ricominciato da capo col cantiere. Adesso il nuovo sequestro, al quale i suoi avvocati si stanno opponendo, con un ricorso al tribunale del Riesame.
Come finirà? Lombardo, calato nel ruolo di paladino della legalità, non si scompone. Ormai si è talmente immedesimato nel personaggio che vede complotti dappertutto, orditi naturalmente da chi si oppone alla sua politica. Proprio ieri ha presentato un esposto alla procura di Messina, per chiedere di far luce sulla fuga di notizie relativa all’inchiesta della procura di Catania per mafia che lo ha visto invischiato. Nella denuncia Lombardo si scaglia contro gli «attacchi mediatici» finalizzati alla «destabilizzazione di quella trasversale maggioranza che non senza difficoltà appoggiava e appoggia la giunta regionale» che a suo dire l’hanno preso di mira, parla di «martellante campagna di stampa» che ha l’obiettivo di «fermare l’esperienza politica di rinnovamento» che il suo governo sta portando avanti. Ora questo nuovo «sopruso», così lo ha definito, la villetta che per i giudici è abusiva. Uno scivolone che Lombardo, come il governo che guida, cercherà di ribaltare.