Il Papa: «Israele ha il diritto di esistere»

Gian Micalessin

Iran e Israele, i due grandi nemici mediorientali, possibile prima linea di un futuro conflitto, e il destino del popolo palestinese sono in cima ai pensieri di Papa Benedetto XVI. Il messaggio «Urbi et orbi» di questa mattinata pasquale riserverà uno spazio particolare per due crisi che preoccupano particolarmente il Vaticano. La questione nucleare in particolare deve trovare soluzione, secondo papa Ratzinger, nell’ambito di una composizione onorevole ricercata attraverso negoziati seri e leali, condotti dai responsabili delle nazioni e delle Organizzazioni Internazionali. Per quanto riguarda Israele il pontefice ricorderà il suo diritto a vivere in pace, ma si appellerà anche alla comunità internazionale perché aiuti il popolo palestinese a costruire il proprio futuro incamminandosi verso la costruzione di un vero e proprio Stato.
Nello Stato ebraico qualcuno intanto già augura al presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad la stessa fine di Saddam. «Le parole del presidente iraniano ricordano i proclami di Saddam Hussein, e Ahmadinejad conoscerà la sua stessa fine», sentenzia Shimon Peres, Nobel per la pace e veterano della politica israeliana commentando gli attacchi verbali del presidente pasdaran che ha paragonato Israele ad un albero secco pronto a venir spazzato via dalla prima tempesta. «Il presidente iraniano rappresenta Satana, non Dio, ha aggiunto Peres, ricordando che la storia sa svelare «i pazzi e coloro che brandiscono la spada».
Lo scontro al calor bianco tra l’Iran e gli Stati Uniti torna dunque a coinvolgere lo Stato ebraico. E Israele - che da tempo ha inserito la repubblica islamica al primo posto nella lista dei suoi nemici - non si tira certo indietro. «La combinazione di un’ideologia religiosa votata alla distruzione di Israele e d’una capacità nucleare rappresentano una minaccia esistenziale per noi», ripete il consigliere per la sicurezza nazionale Giora Eiland definendo i progetti di Teheran «minaccia concreta e grave». Ma Israele non dispone di un potenziale strategico sufficiente a colpire e annientare un centinaio e passa di siti nucleari e dunque preferisce, per ora, accodarsi alle iniziative internazionali ricordando, come fa il capo di stato maggiore israeliano generale Dan Halutz, che un Iran nucleare «rappresenta una minaccia non solo per Israele, ma per tutto il mondo libero e democratico».
Mentre Israele invoca azioni più decise la Repubblica Islamica gli fa sentire il fiato sul collo sfruttando la questione palestinese. E i leader di Hamas e della Jihad Islamica invitati a Teheran per una conferenza sul problema palestinese non si fanno pregare. Khaled Meshaal, capo dell’ufficio politico di Hamas in esilio a Damasco, conferma il rifiuto di riconoscere lo Stato ebraico, ma ricorda anche a Teheran la promessa di foraggiare le esauste casse dell’Autorità Palestinese per far fronte ai buchi causati dal blocco dei fondi americani ed europei. Abdullah Ramadan Shala, leader della Jihad islamica, promette in caso d’attacco di schierare i suoi uomini al fianco della repubblica islamica contro Stati Uniti e Israele.