Le pari opportunità di Zapatero: quote rosa su semafori e lavatrici

da Madrid

La curiosa attenzione per il rispetto delle Legge sulla Parità dei Sessi firmata nel 2005 da Zapatero, sembra avere raggiunto risultati surreali.
Lo dimostra ciò che è successo a Fuenlabrada, a due passi da Madrid, dove la giunta comunale socialista ha deciso di imporre le pari opportunità tra uomini e donne partendo proprio dalla segnalatica stradale. Infatti, nel programma «Igualdad de derechos en la seguridad vial» (Uguaglianza di diritti nella sicurezza stradale), alle figure dei pedoni che attraversano la strada sono state aggiunte le gonne e le trecce per non fare torto a nessuno. Inoltre, il segnale di attraversamento, da un lato della strada ha come simbolo un uomo, mentre dall'altro lato ha una donna. E non potevano mancare i semafori, investiti in pieno dalla rivoluzionaria decisione: se prima c'erano un omino fermo, illuminato di rosso e un altro che cammina, a regolare il traffico tra pedoni e auto, ora a Fuenlabrada la figura cambia, alternando uomo e donna, a intermittenza, in una tecnologica e ipnotica operazione «transgender». Tuttavia, è bene ricordare che l'idea di Fuenlabrada non è nuova: fu adottata dal comune di Lugo, in Galizia, l'8 marzo del 2006, ma soltanto per un giorno e per celebrare in modo stravagante la festa della donna.
Qui la differenza è che Manuel Robles, sindaco di Fuenlabrada, ha reso definitivo il cambio della segnalatica, trovando i finanziamenti. In pratica, affinché la sagoma di un uomo diventi donna con l'accensione simultanea di dodici lampadine, si è dovuto coinvolgere un'impresa specializzata in elettronica e il Politecnico di Madrid. «La tecnologia è tutta spagnola, ma abbiamo impiegato più di un anno per fabbricare prototipi», hanno spiegato fonti municipali, parlando di un costo di 350mila euro, tra ricerca e riadeguamento della segnaletica.
E, visto l'interesse per Fuenlabrada, i semafori dell'eguaglianza saranno presto esportati in tutta Spagna e all'estero. Ma cosa ne pensano i cittadini, pronti a porre in testa alla classifica altri provvedimenti più urgenti per difendere seriamente la parità dei diritti tra i sessi in un Paese dove le donne guadagnano in media il 25% in meno rispetto agli uomini? Meglio un adeguamento salariale, invece che vedere una gonnellina svolazzante sul semaforo. E, poi, «Mentre sei impegnata ad attraversare in fretta la strada, stai attenta a non farti investire, non ti metti di certo a guardare se nel tondino luminoso c'è un uomo e una donna», sbotta qualcuno.
Ma le stravaganze prodotte dalla legislatura zapateriana non si fermano qui. Pochi mesi fa a Barcellona è stata presentata l'avveniristica «lavadora paritaria», una lavatrice ribattezzata «Ora è il tuo turno» che, badate bene, grazie a un sensore che rileva l'impronta digitale, non si mette in moto se dopo un ciclo di lavaggio è lo stesso dito a premere il pulsante di accensione, questo per la «par condicio» dei turni di bucato nelle coppie, siano etero o meno. L'idea è venuta all'ingegnere catalano Pep Torres che, oltre ad avere progettato l'asse da stiro che invoglia i maschietti, allenando i loro bicipiti mentre stirano, ha ottenuto dal Governo un contributo di 300 euro di sconto a chi acquista la lavatrice delle pari opportunità.
Ma non è stato proprio un successo: dopo l'euforia iniziale per il bucato politically correct, solo cento esemplari ne sono stati venduti. Tuttavia una maliziosa penna femminile ha liquidato il tutto così: «Non credo che insegnerà agli uomini a fare il bucato. È molto più probabile che insegni alle donne ad accendere la lavatrice ogni volta con un dito diverso. O magari con le dita di diversi uomini».