Partiti uniti dai saggi: nessuno li vuole

RomaPrima convergenza dei partiti sui saggi: li scaricano tutti. I dieci non hanno ancora ingranato la marcia che il loro motore appare già ingolfato. Se tutti, in chiaro, apprezzano gli sforzi di Napolitano per uscire dall'impasse, nello stesso istante tutti bocciano il suo pool.
Il capo dello Stato difende la squadra convocata per questa mattina, scelta «con criteri oggettivi». Poi, nel tentativo di sedare le ire dei partiti, il Quirinale delimita il campo d'azione dei saggi: hanno «carattere assolutamente informale», hanno «un fine puramente ricognitivo» e il loro lavoro avrà «limiti temporali». Una sorta di difesa d'ufficio e di ombrello contro il diluvio di critiche dei partiti. Il Pdl non si muove di un millimetro: «O larghe intese o voto» è la linea. Alfano è netto: «Napolitano riprenda le consultazioni con le forze politiche, e le forze politiche riprendano a parlarsi. La casa brucia e non sarebbero comprensibili altri rinvii e dilazioni». Non si attacca il Colle ma lo strumento azionato dal Colle: «Le intenzioni del capo dello Stato sono certamente lodevoli - ammette Alfano - ma esiste il rischio che il Pd, dopo aver già fatto perdere al Paese un mese di tempo per l'ostinazione di Bersani, voglia trasformare questa iniziativa in un escamotage per rinviare ogni decisione alle calende greche».
Dal partito si sottolinea che di concessioni al Pd ne hanno fatte abbastanza: la presidenza delle due Camere ma soprattutto il nulla osta a un governo guidato perfino da Bersani. Daniela Santanchè piazza un timer sulla schiena dei 10 saggi: «Ora dobbiamo attendere il loro lavoro che auspichiamo e sollecitiamo sia brevissimo anche perché di tempo non ce ne è più per la crisi». Breve quanto? A dare una risposta è il braccio destro di Maroni, Matteo Salvini, che palesa quanto l'asse Carroccio-Pdl finora sia saldo: «Entro 10 giorni o si trova un accordo o tutti a casa. La Lega proverà col bravo Giorgetti a inserire nel programma provvedimenti a favore del Nord: 75% di tasse alle regioni, revisione patto stabilità per i comuni virtuosi del Nord, riduzione fiscale, rinnovo cassa integrazione in deroga. Se si vuole, un accordo in 10 giorni si trova; se si vuole perdere altro tempo, la Lega si alza e se ne va». Più chiaro di così.
Ma anche dalle parti del Pd i toni sono scettici. «I saggi? Possono aiutare ma non possono sostituire il luogo in cui certe decisioni si devono prendere, ovvero il Parlamento, né mi paiono una soluzione risolutiva», li ha stroncati Franceschini. E pure per Edoardo Patriarca è pollice verso: «Il lavoro dei saggi avrà senso se darà risposte alle difficoltà delle famiglie e delle imprese - dice - poi, la parola dovrà tornare alla politica, con un governo nel pieno dei suoi poteri». Stesso concetto di Alessandra Moretti: «Noi insistiamo per un esecutivo di tipo politico. L'elettorato si è espresso per questo esecutivo e per un esecutivo di forte cambiamento. Abbiamo proposto Bersani per avviare una fase di riforme economiche e istituzionali, vediamo se poi, terminato il lavoro dei saggi, questa opzione tornerà a essere fattibile».
Neppure ai grillini piace il pool del Colle. Dopo che Grillo li aveva stroncati definendoli «fantomatici negoziatori» e «badanti della democrazia», ieri è stata la senatrice Paola Nugnes a picchiare duro: «Golpe bianco? Parlamento commissariato, ancora non mi è chiaro cosa dovranno fare questi “saggi” e come opereranno, su cosa», scrive la senatrice pentastellata su Facebook. Il pool ha già fatto flop.