Passera cede e salva la miniera. Ma Alcoa non molla: chiudiamo

Il governo prende tempo e proroga la serrata prevista per fine anno. Ma Alcoa non molla: chiudiamo

Roma - Il governo cala le braghe e prende tempo. La miniera del Sulcis non chiuderà il 31 dicembre. Come da pronostico i minatori sepolti da sei giorni a meno 373 metri hanno vinto la loro battaglia. Ma non è ancora tempo per le bollicine. Bersani dice di non fidarsi troppo e i lucchetti d'accesso alla miniera di Nuraxi Figus restano presidiati e accessibili solo da un pozzo. In futuro si vedrà. Ieri notte, intanto, è arrivato il presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci a cercare di placare gli animi. L'incontro di ieri tra governo, Regione e Provincia al ministero dello Sviluppo economico si è dunque concluso con la proroga che precederà la riconversione. Un problema sembra (quasi) risolto. L'altro versante sardo, quello dell'Alcoa di Portovesme, pare più complicato. Ieri a Roma si è sfiorata la guerriglia urbana. La Glencore, la società svizzera che potrebbe subentrare ad Alcoa, nicchia e, in un comunicato serale, l'Alcoa fa sapere di non aver accolto la richiesta di proroga di una settimana avanzata dal governatore Cappellacci. «Dunque - annunciano dall'azienda, da lunedì partiranno le procedure per il fermo della produzione».

Torniamo alla Carbosulcis. «Si è deciso di rivedere il progetto - spiega il ministro Passera - per aggiornarlo e renderlo compatibile con le migliori tecnologie ed economicamente sostenibile. A tal proposito si è deciso di proporre al Parlamento la proroga della scadenza prevista dalla legge 99/2009 per il bando di affidamento della relativa concessione. L'attività mineraria non subirà la paventata interruzione». E già si parla di riconversione. Raccomanda il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: «È necessario che le istituzioni si facciano carico della riconversione delle miniere del Sulcis in modo da salvaguardare il lavoro e l'ambiente. Da parte nostra continueremo a vigilare affinché non ricada sui più deboli senza alternative il prezzo di scelte epocali».

Prima di partecipare al tavolo organizzato dal Mise, Cappellacci aveva incontrato il vicepresidente della Commissione europea, Tajani, che aveva assicurato al governatore della Sardegna che il progetto della Regione per lo stoccaggio e la riduzione delle emissioni di Co2 è in sintonia con la strategia energetica Europa 2020.
Ma è una situazione complicata, al limite del tracollo, quella che emerge dal rapporto economico sul Sulcis-Iglesiente, elaborato dal Centro studi di Confapi Sardegna. Le imprese arrancano e non riescono più a far fronte agli impegni, rischiando ogni giorno di chiudere i battenti. «Non ci sono solo Alcoa e Carbosulcis, ma tante aziende dell'indotto che rischiano di essere trascinate nel baratro», commenta il presidente di Confapi Sardegna Francesco Lippi.

Commenti
Ritratto di Illuminato999

Illuminato999

Sab, 01/09/2012 - 16:22

E alla fine si sa che dovrà ancora una volta pagare il nord...

bobsg

Sab, 01/09/2012 - 18:00

Cioè salva ancora l'assistenzialismo del sud.

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gianniverde

Sab, 01/09/2012 - 18:38

Sarebbe come buttare i soldi in un pozzo nero,salviamoli tutti e affoghiamo l'Italia.A questo punto nessuna impresa in perdita potrà più chiudere ci sarà sempre quello che si farà il taglietto sul braccio e qualcun altro che pagherà per tenere in vita un rottame.

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aliberti.

Sab, 01/09/2012 - 18:44

tipico esempio di statalismo di tipo sovietico da parte di un governo non votato dagli elettori di cui il pdl dovrà rendere conto

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jasper

Sab, 01/09/2012 - 19:00

Li paga Passera questi fancazzisti? Se le miniere non rendono che si chiudano come in tutta Europa. Mica dovremo pagare di tasca nostra il non lavoro di questi individui? Ma siamo matti? Che emigrino verso l'Africa. La ci sono miniere ancora funzionanti. E non rompano più gli zibidei.