Il Pd sigla una finta tregua al capezzale di Bersani malato

Renzi accorre a Parma per visitare il suo avversario: "Lo aspetto per combattere e litigare". L'ex segretario sta meglio, non ci sono danni neurologici. La prognosi però resta riservata

Che stesse meglio si era capito già l'altra sera. Prima di entrare in sala operatoria, Pier Luigi Bersani si era raccomandato ala moglie Daniela: «Ricordati di registrarmi la partita». Juventus-Roma, il ghiotto anticipo del week end calcistico. Al risveglio, il tifosissimo bianconero è tornato alla carica. «L'hai registrata?». Un ottimo segnale e la conferma, dopo la paura della domenica, che il subdolo nemico sta battendo in ritirata. Una bella notizia, non l'unica di una giornata particolare anche per il Pd. Perché dopo la stagione degli scontri e delle scintille per i democratici arriva il tempo della riconciliazione e della tregua, con Matteo Renzi che corre al capezzale dell'ex segretario e indirizza a Bersani parole commosse: «Lo aspetto per tornare a discutere, anche a litigare. Ma l'importante è che sia riuscito a superare questa fase, che è la più difficile».
I bollettini medici, che si susseguono con la regolarità di un metronomo, offrono un quadro sempre più rassicurante. Bersani è vigile, insomma è sveglio, non è intubato e i parametri vitali sono nella norma. Soprattutto Ermanno Giambelli, il neurochirurgo che ha maneggiato il bisturi, dà la notizia tanto attesa: «Non ci sono deficit neurologici». L'emorragia cerebrale, che aveva aggredito l'ex segretario del Pd la mattina della festa nella sua casa di Piacenza, è passata come una tempesta. Ma non ha fatto danni. Il cervello è integro e la tac eseguita alle due di notte fotografa un quadro positivo. Del resto, alla sua maniera, la diagnosi migliore l'aveva già fatta la signora Daniela: «È il mio marito di sempre». Un responso insuperabile, sottoscritto dalle figlie Elisa e Margherita.
Davvero, tutto fa ben sperare, anche se il personale sanitario dell'Ospedale Maggiore è prudente, si protegge dietro termini scientifici che lasciano perplesso il profano, ricorda che le prossime 48 ore saranno molto importanti e insomma si riserva ancora la prognosi. Perché col cervello non si scherza, gli imprevisti possono oscurare il cielo e c'è bisogno di tempo per consolidare la ripresa. «Sicuramente - si sbottona infine Giambelli - siamo sulla buona strada. Io - aggiunge cauto - vado in barca e ho l'abitudine di pensare che non si arriva mai finché non si attracca». Giambelli allontana anche i soliti sospetti, quelli che legherebbero il malore alla durissima battaglia politica di questi mesi. «Sarebbe scoppiato allora - taglia corto il primario - Non credo ci siano collegamenti».
L'Ospedale Maggiore, quel susseguirsi stratificato di edifici vecchi e nuovi nel cuore della città, è per un giorno la capitale della politica italiana. I flash dei fotografi bersagliano Gianni Cuperlo, il presidente del Pd, poi il capogruppo alla Camera Roberto Speranza e, in mezzo a tanti amministratori locali, anche il viceministro ormai dimissionario Stefano Fassina, bersaniano doc, e non è poco in questi tempi di renzismo imperante. «Bersani ci ha fatto prendere un bello spavento - afferma Cuperlo - ora siamo qua per abbracciarlo con il nostro affetto». Affetto che arriva da tutte le parti. Anche da quelle che fino a ieri riservavano solo sfottò e sarcasmo in dosi industriali. «Ti aspettiamo, non fare scherzi», fa sapere sul suo blog Beppe Grillo, il più nemico dei nemici. E il sindaco a Cinque stelle di Parma, Federico Pizzarotti, ritaglia lo spazio di una tregua: «Non è giorno di polemiche. L'importante è che oggi vada tutto bene».
Anche il premier Enrico Letta, appena rientrato dalle vacanze, si fa sentire: chiama la signora Daniela e promette una visita a breve, appena sarà possibile. Davvero, tutto il Palazzo è con Pier Luigi. Umberto Bossi, che è passato per la stessa strada stretta e ha sfiorato la morte, corre col pensiero al suo capezzale: «Mi si stringe il cuore – dice in un colloquio con La Stampa – è un amico. Ci siamo visti poco prima di Natale a Montecitorio. Io ero seduto nel cortiletto interno. Bersani mi ha visto e mi ha raggiunto. Ci siamo fatti un sigaro insieme».
Poi, alla fine del pomeriggio, arriva anche il grande avversario di Bersani, quel Matteo Renzi che gli ha portato via il partito. Il sindaco di Firenze s'intrattiene con la signora Bersani, con Margherita ed Elisa, poi affida alle tv un messaggio distensivo: «Ho portato a Bersani l'affetto di tutto il Pd. Adesso lo aspetto per discutere e combattere. È bellissimo vedere l'affetto che è arrivato da tutti. Oggi ho sentito parole bellissime da tutti, nessuno escluso». È il piccolo miracolo portato dalla Befana all'ospedale di Parma. 

Commenti

linoalo1

Mar, 07/01/2014 - 09:54

Renzi,quanta ipocrisia!E' ovvio che Bersani è fuori gioco!Non occorreva andare ad accertarsene!Lino.