Pecoraro, indagato anche il fratello

Nella bufera è finito il familiare dell’esponente verde che dovrà
rispondere di corruzione e associazione a delinquere per concessioni
sulle bonifiche. Il ministro si difende: &quot;Rinuncio all’immunità&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=252512">Il giallo di una notte milanese</a></strong>: chi ha pagato l'hotel a 7 stelle

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

Roma
- Mentre Alfonso Pecoraro Scanio annuncia di voler rinunciare all’immunità parlamentare, nell’inchiesta targata Henry John Woodcock su presunti scambi tra appalti e viaggi-premio finisce pure il fratello del ministro, Marco. Il nome dell’ex calciatore e ora senatore verde e vicepresidente della Commissione industria, commercio e turismo di Palazzo Madama, allunga la lista degli indagati nel fascicolo trasmesso due giorni fa dalla procura di Potenza a quella di Roma, aggiungendosi a quello dello stesso leader ambientalista e di alcuni imprenditori.

CORRUZIONE IN VERDE
Anche per lui, come per il fratello, la procura potentina ipotizza i reati di associazione per delinquere finalizzata a compiere delitti contro la pubblica amministrazione e corruzione. Nei faldoni dell’indagine sono centinaia le telefonate giudicate «esplosive» dagli investigatori. Che sospettano l’esistenza di un’organizzazione - comprendente il ministro, suo fratello, quattro tecnici del ministero dell’Ambiente e alcuni imprenditori (tra cui uno già coinvolto in una precedente indagine potentina) - che progettava di rastrellare appalti e spartirsene i proventi nel campo delle bonifiche per l’emergenza rifiuti.
A coinvolgere i due Pecoraro sono state le intercettazioni, dirette e indirette, «captate» in una fase dell’inchiesta caratterizzata da telefonate molto particolari, spesso criptate, in codice. Che hanno per protagonisti tecnici del ministero dell’Ambiente direttamente collegati al leader dei Verdi.

L’INTERCETTAZIONE
«Allora, è tutto ok?», attacca il primo interlocutore. «Tranquillo», replica il funzionario. «Quindi, come ci organizziamo?», incalza il primo. «Beh, alla maniera democristiana», risponde l’altro, che poi precisa: «Cioè, organizziamo un sistema tipo quello che facevano i democristiani per gestire al meglio le gare, per la spartizione degli appalti...». «Capito...», taglia corto l’interlocutore.
Per gli inquirenti, questa e altre conversazioni sul tema dimostrano la «scientificità della pianificazione dell’associzione per delinquere» finalizzata «a gestire l’intero sistema degli appalti per le boniche» collegato all’emergenza rifiuti.
Stando poi ad alcune gole profonde del ministero, i numerosi funzionari presi a verbale dal pm Henry John Woodcok e dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico avrebbero almeno in parte confermato le ipotesi del pubblico ministero che tirano in ballo l’esponente verde del governo Prodi e suo fratello. Ci sarebbero riscontri anche sulla presunta speculazione tentata su un’area nei dintorni di un lago, nell’Italia centrale. Qui alcuni degli imprenditori indagati avrebbero acquistato terreni agricoli contando di poterli rendere edificabili (per realizzarvi un agriturismo) grazie all’intervento del ministro. Woodcock aveva anche tentato di sequestrare quei lotti, ma il gip gli ha negato il via libera respingendo la sua richiesta.

LA REPLICA DEL LEADER
Su contenuti (e tempistica) dell’indagine ieri ha avuto molto da ridire il ministro dell’Ambiente in una conferenza stampa indetta per ribattere alle accuse «pesantissime e infamanti» lette «solo sui giornali». «In vent’anni di attività politica non ho mai avuto problemi con la giustizia», attacca Pecoraro, che chiede di «conoscere al più presto gli addebiti precisi» che lo riguardano e annuncia di voler rinunciare all’immunità parlamentare. «Ho sempre operato con rigore e nel rispetto della legge, questo è il mio stile», tuona il ministro, che parla per cinque minuti e non lascia spazio al contraddittorio. Nel merito dell’inchiesta, il leader verde tocca un paio di punti. «Mi indigna leggere di un’agenzia di viaggi che lavorerebbe al ministero dell’Ambiente grazie a me, quando è lì dal 2003», sospira, aggiungendo di non aver mai fatto «favori a nessuno». Anche sui presunti contributi alla «rivista ambientalista» Pecoraro è lapidario: «Non ha mai avuto nemmeno un euro dal ministero dell’Ambiente». Nessun commento sul terreno né sui presunti soggiorni-premio in albergo, ma in serata interviene anche Mattia Fella, titolare della Visetur e indagato. «Mai ricevuti né contributi pubblici né favori riguardo ad appalti o presunti tali», fa sapere dall’estero l’imprenditore.