Piazza Affari sotto attacco Lo spread schizza a quota 500

Venerdì nero per le Borse di tutta Europa: il via libera dell'Eurogruppo al piano di aiuti fino a 100 miliardi per le banche spagnole non è bastato a tranquillizzare i mercati. Anzi, a innescare l'allarme è arrivata inattesa la richiesta di salvataggio allo Stato spagnolo da parte della regione autonoma di Valencia: l'ha annunciata il ministro del Bilancio spagnolo, Cristobal Montoro, contemporaneamente al taglio delle stime di crescita per il 2013, dal +0,2% al -0,3%. Ad aggiungere sale sulle ferite è arrivata la notizia che la Bce ha deciso di non ammettere i bond greci come collaterali, fino a una nuova valutazione della Troika. Convinti che Madrid avrà bisogno di altri interventi e spaventati dal rischio contagio, gli investitori hanno reagito scatenando una tempesta di vendite sui titoli dei Paesi ritenuti potenzialmente a rischio nell'area euro, tra cui l'Italia.
Così, se la giornata è stata negativa per tutte le Borse, solo Milano e Madrid sono finite sotto attacco: l'indice Ibex è sprofondato del 5,82%, assegnando la maglia nera alla Borsa spagnola, mentre il differenziale tra i Bonos e i Bund ha chiuso a 610 punti per un tasso record del 7,3%, ormai ben oltre la soglia che ha costretto altri Paesi dell'area a chiedere accesso a un piano di aiuti.
Ma il crollo è stato drammatico anche per Piazza Affari (Ftse Mib -4,38%) e per le sue banche, considerate i collettori principali dei titoli di Stato e del relativo rischio. La speculazione ha picchiato duro su Mps (-8,55%), seguita da Unicredit (-7,24%), Banco Popolare (-7,59%), Intesa Sanpaolo (-6,53%), Bpm (-5,35%) mentre Banca Popolare dell'Emilia Romagna ha perso addirittura il 10,65%. E lo spread è tornato ai livelli del gennaio scorso: il differenziale tra Btp decennali e Bund tedeschi si è impennato a 504 punti, per poi attestarsi in chiusura a 500, per un rendimento del 6,16%. Intanto anche l'euro torna sotto attacco: sul mercato dei cambi è sceso a 1,2171 dollari, dopo aver toccato il minimo da due anni a 1,2144.
«Finchè la Spagna è così in tensione non si può non temere un effetto contagio anche per l'Italia -commenta un analista - I due Paesi rimangono al centro dell'attenzione degli investitori, ma con delle sostanziali differenze. Se la Spagna ha le casse dello Stato ormai dissestate, l'Italia vede come principale minaccia la speculazione». Anche se Berlino ridimensiona l'allarme sul rischio di un effetto contagio per il nostro Paese: «L'Italia non avrà problemi», ha detto il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, che in un'intervista a Le Figaro ha definito il governo Monti «una chance per l'Italia e per l'Europa». Dal canto suo, il premier Monti ha ammesso che «il contagio è in corso e non da oggi», ma l'Italia deve «farcela con le proprie forze o con gli aiuti di salvataggio dell'Europa».
Resta il fatto che si è replicata ancora una volta quella fuga di capitali dai Paesi del Sud verso quelli del Nord dell'area euro recentemente denunciata dal Fondo monetario internazionale. Da giorni, del resto, si parlava di un agosto torrido per i mercati finanziari: la giornata di ieri rappresenta un assaggio della volatilità prevedibile fino a settembre, quando la Corte costituzionale tedesca si pronuncerà su fiscal compact ed Esm.
Nonostante questo la Spagna ha incassato all'unanimità l'ok ufficiale dell'Europa al piano di aiuti. Le conclusioni dell'Eurogruppo confermano tutte le attese della vigilia, praticamente senza cambiamenti nella bozza del memorandum d'intesa circolata nei giorni scorsi. Gli aiuti, com'era già stato deciso, potranno arrivare fino a 100 miliardi di euro. C'è, tuttavia, una correzione rispetto a quanto Juncker aveva detto alla fine dell'ultimo Eurogruppo, quando aveva annunciato che 30 miliardi di euro sarebbero stati attribuiti alla Spagna entro la fine del mese. «L'Efsf - precisa invece il comunicato diffuso ieri - accantonerà 30 miliardi di euro all'inizio dell'assistenza finanziaria, per poteri usare in caso di bisogni urgenti e inaspettati». Non è stato però possibile sfruttare pienamente i nuovi strumenti concordati dai leader europei, in particolare quello di ricapitalizzare direttamente le banche tramite il fondo salva stati permanente Esm, senza che questo implichi la garanzia pubblica sui fondi ricevuti a carico della Spagna. Il tutto è ancora in fase embrionale, per quanto accelerata:l'Esm ancora non esiste, e questo genere di operazioni si potrà fare solo quando vi sarà quella vigilanza unificata europea sulle banche su cui ancora si attendono le proposte ufficiali della Commissione. In sostanza, le decisioni sulla Spagna sono solo un tassello di un complicatissimo puzzle.