Piramidi Usa, tour Eiffel inglesi Il mondo dei progetti mancati il caso

Corre il 1889 e Parigi sta per inaugurare il suo monumento più celebre: la Tour Eiffel. Londra guarda da lontano, ma si rende conto che, per tenere testa alla metropoli con cui è da sempre in competizione, ha un solo modo: costruire qualcosa di analogo. È partendo da questo presupposto che nel mese di novembre dello stesso anno giungono agli amministratori della città 68 progetti, messi a punto dai più brillanti architetti in circolazione. Molti scimmiottano il capolavoro di Eiffel, alcuni propongono bizzarrie avvenieristiche.
Alla fine vince il progetto 37 e la costruzione della Great Tower for London può avere inizio. Peccato, però, non avere fatto i conti con la geologia del territorio, ben diversa da quella continentale. L'eccessiva fangosità del terreno non è in grado di supportare il peso della torre e dopo appena 47 metri di ferri puntati verso il cielo, i lavori devono interrompersi. La base della torre rimane visibile fino al 1904, anno in cui viene soppressa per fare spazio al Wembley Stadium. Opere così, sognate e mai fatte, viste tutte insieme in uno studio che le ha raccolte, raccontano un libro del possibile: sogni che se realizzati avrebbero cambiato il volto delle nostre città.
Un altro celebre è il Lincoln Memorial che sarebbe dovuto sorgere a Washington. Venne proposto nel 1912 da John Russell Pope, geniastro con il pallino per l'archeologia egizia e per i capolavori precolombiani. Pensò, infatti, di creare un «monumento classico» nel cuore degli Stati Uniti, che ricordasse il più possibile le piramidi. C'è chi dice che lo fece solamente per dare scandalo, non avendo gradito nessun altro progetto. Sappiamo, in ogni caso, che non è andato in porto, e che al suo posto è sorto il «tempio dorico» di Henry Bacon.
Audaci promotori di opere mai realizzate furono anche alcune fra le figure dittatoriali più in vista del Ventesimo secolo. Stalin ordinò la costruzione di un edificio, dove collocare il suo quartier generale, in occasione della fine del suo primo piano quinquennale. Partirono i lavori nel 1937 sotto la supervisione di Boris Iofan, architetto affascinato tanto dal neoclassicismo, quanto dalla volontà di costruire il più grande edificio del mondo, obbedendo ai rigori del «titanismo» sovietico. Scoppiò la seconda guerra mondiale e anche questa idea mastodontica si perse nell'oblio: dopo aver ospitato per anni la più grande piscina del pianeta, ha lasciato il posto alla cattedrale di Cristo Salvatore. L'opera che invece avrebbe voluto realizzare Adolf Hitler risponde al nome di «Welthauptstadt»; non un solo monumento, ma un'intera città. Il riferimento è, infatti, alla «capitale del mondo», Berlino, che Hitler immaginava di poter ricostruire alla fine della seconda guerra mondiale, con un «Viale della Vittoria», terminante in un «Arco di Trionfo». Si effettuarono dei sopralluoghi nel corso del conflitto bellico, per valutare le caratteristiche litologiche dell'area, ma la fine del nazismo azzerò qualunque mania hitleriana.
E in Italia? Anche da noi pullulano progetti di opere incompiute. Una delle più significative è quella dell'Arco per l'Esposizione Universale del 1942, chiamato anche Arco della luce. E poi l'idrovia Ticino-Mincio, una via d'acqua di 550 chilometri: pensata per mettere in collegamento la Svizzera al Mar Adriatico rimane, per ora, solo un progetto. Ancora oggi abbiamo casi di progetti sbiaditi, come Sesena, detta anche la Manhattan di Madrid. Nata per accogliere almeno 30mila persone: delle 13mila case progettate prima della crisi, ne sono state costruite solo 5mila. Il sogno è diventato un quartiere fantasma.


di Gianluca Grossi