Pisapia si arrende ai cattolici

Dietrofront dopo le polemiche: diktat del Pd, passano solo le unioni civili

Pisapia si arrende. E si piazza a destra del Pd. Sul registro delle unioni civili c'è il via libera. Ma il prezzo, per il sindaco di Milano, è una capitolazione, formalizzata dall'annuncio in Consiglio: «Escludo - ha detto - che questa delibera apra alla possibilità di matrimoni gay». Al di là del folklore e della visibilità mediatica degli ultrà laici o anticlericali, e delle associazioni gay, è chiaro che i cattolici del Pd, giocando di sponda degli «amici» del Pdl, hanno vinto. Hanno vinto su un dato politico simbolico - come politica è stata la discussione, ben oltre il significato concreto e amministrativo della delibera, che prevede il registro e che - come nelle altre città italiane - probabilmente servirà a poco.
Il sindaco ha dichiarato ufficialmente che a Milano non si apre la strada ai matrimoni fra persone dello stesso sesso. E così ha rassicurato gli scettici, preoccupati perché non si capiva bene dove si andava a parare. In particolare aveva scombussolato i piani la citazione nella delibera della famiglia. Un riferimento normativo è stato poi mantenuto quando si è capito che sganciarsi - lo ha detto chiaramente il capo della componente cattolica del Pd, Andrea Fanzago - avrebbe voluto dire «creare qualcosa di nuovo, andare oltre, e magari aprire la strada a chissà cosa», creando «seri problemi» di coscienza.
Ma Pisapia è andato oltre. Ha previsto la necessità di una legge, visto che il registro comunale in effetti non può regolare la materia. Ma ha parlato di una legge «probabilmente» costituzionale. Con ciò - sembra - riconoscendo implicitamente che la Costituzione oggi prevede il matrimonio fra uomo e donna. Il «vendoliano» Pisapia insomma scavalcherebbe a destra il Pd nazionale (la linea Rosi Bindi) compiendo un grosso passo indietro rispetto alle velleità di qualche giorno fa, quando indicava nella soluzione milanese un modello nazionale.
Una resa forse sofferta, ma non improvvisa, se è vero che lo stesso Fanzago qualche ora prima aveva previsto «una dichiarazione del sindaco che ci tranquillizza». La coperta della maggioranza ovviamente è corta. E messa al sicuro l'ala cattolica dei democratici, resta scoperto il fianco laico, o anti-clericale: «Basta con gli aut aut del consigliere Fanzago - aveva detto Roberto Biscardini, della componente socialista del Pd - Fanzago non può pretendere di condizionare la politica di Milano e del Pd in materia di diritti civili». «L'unità del gruppo democratico è a rischio» aveva avvertito, ma non è bastato a mandare all'aria il compromesso. Il senso politico di tutta questa discussione non è sfuggito al governatore Roberto Formigoni. «La vicenda ha terremotato la maggioranza di Palazzo Marino», ha detto Formigoni, facendo emergere altresì «anche tutta l'inutilità di un provvedimento di questo tipo. Ovviamente - ha concluso - la maggioranza del Comune può decidere ma non credo che sia positivo». Ma le questioni di concetto - visto, come sostiene il capogruppo Carlo Masseroli che «con questo registro non si affronta la questione dei diritti nel merito» - hanno diviso anche le due anime del Pdl. Con l'ala liberal che, pur con distinguo fondamentali aveva deciso di dare il suo appoggio al registro, in serata smaschera «l'imbroglio della maggioranza di centrosinistra che vuole far passare i matrimoni gay - denuncia il coordinatore cittadino Giulio Gallera - Ma noi non ci stiamo».