Politica della paura

Punto primo: Hamas è un gruppo «politico» che Bruxelles ha da tempo inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche. Punto secondo: Hamas, dopo avere vinto le elezioni legislative palestinesi, si insedierà al potere verso la fine di marzo, ma non ha ancora dato segnali concreti di voler rinunciare al suo «estremismo».
Se uno più uno fa due, al punto terzo dovrebbe esserci l'ovvia conclusione che l'Unione Europea terrà sotto schiaffo il nuovo (e antico) aggressivo potere palestinese fino a quando Hamas non darà assicurazione di riconoscere Israele e di rinunciare alla violenza. Ma sarebbe troppo sensato, per un'Europa che ha già abbondantemente dimostrato - anche prima delle famose vignette e delle conseguenti brutalità islamiche - di non avere una politica estera se non quella della cedevolezza e della paura. Infatti la commissaria Ue per le relazioni esterne, Benita Ferrero-Waldner, ha appena annunciato la proposta di aiutare un così mite e rassicurante governo con il versamento, tanto per cominciare, di 120 milioni di euro: attenzione, non particolarmente destinati ai soliti aiuti umanitari, bensì per contribuire al pagamento delle spese energetiche, dei salari dei dipendenti pubblici e delle forze di sicurezza. Tutto ciò senza sapere se quelle forze di sicurezza, quelle energie, quei dipendenti pubblici serviranno alla pacificazione della Palestina o piuttosto - come è molto più probabile - a rafforzare la sua aggressività, che non si indirizza soltanto contro Israele, ma contro tutto l'Occidente.
Sarà soddisfatto Piero Fassino, se l'Unione Europea accoglierà la proposta di Benita Ferrero-Waldner. Anche l'altra sera, in televisione, teorizzava la necessità di sostenere Hamas perché non cerchi e riceva aiuti da pericolosi Paesi come l'Iran, o da altre organizzazioni terroristiche come Al Qaida. Bravo Fassino, che in caso di vittoria dell'Unione rischia di diventare nostro ministro degli Esteri. Non ci vuole Metternich per intuire che Hamas prenderà soldi da chiunque glieli offra (come ha sempre fatto); e che se noi glieli diamo in anticipo, senza condizioni, poi accetterà tanto più volentieri quelli tanto più abbondanti, diretti o segreti, di chi vuole la fine di Israele e la lotta contro l'Occidente cristiano.
È vero che il governo di Hamas è stato eletto dal suo popolo, ma pensare che basti un'elezione democratica per fare la democrazia è un sogno da fanciulli ingenui e sciocchi. O abbiamo già dimenticato che Hitler fu eletto democraticamente, anche lui con l'aiuto di qualche violenza? Molti nasini si arricciano a sinistra ogni volta che paragono il pericolo musulmano con la Germania nazista, ma tutta la storia dell'umanità è lì a dimostrare la stessa cosa: la «comprensione» e la cedevolezza verso uno Stato che ha nel dna la violenza e l'aggressione, restituiscono in cambio più violenza e più aggressività.
È una considerazione accessoria ma non secondaria, infine, che a sostenere la linea degli aiuti a Hamas sia soprattutto la Francia. Mentre dichiara una guerra protezionistica all'Italia sull'energia elettrica, Parigi intende dare una mano al nuovo governo palestinese proprio anche sui problemi energetici. In entrambi i casi la Francia fa i suoi, di interessi, alla faccia dell'Europa e dell'Occidente. Come aveva già dimostrato all'epoca dell'intervento americano in Irak, l'obiettivo francese è soprattutto tenere buoni gli inquietissimi musulmani che ha al suo interno. Motivo in più perché la Commissione rigetti l'assurda proposta di blandire e soccorrere chi ti punta una pistola alla testa.