Il Polo torna a vincere, la Sicilia sfiducia Prodi

A Palermo passa al primo turno Cammarata (54,3%), il sindaco della Cdl.
Il candidato dell’Unione: &quot;Brogli, annullare il voto&quot;. Affluenza record: 72,7%. <strong><a href="/a.pic1?ID=177891">Berlusconi: &quot;Dal voto nell'isola
un'intimazione di sfratto al premier&quot;</a></strong>

Palermo - Il lupo perde il pelo ma non il vizio. A fronte di un risultato elettorale che conferma Diego Cammarata sindaco della città di Palermo con il 54,3%, Leoluca Orlando reagisce confermando il suo vecchio motto: «Il sospetto è l'anticamera della verità». E denunzia brogli elettorali al ministro dell'Interno Giuliano Amato chiedendo una verifica e un possibile annullamento delle elezioni.
«Come un picciriddu che giocando a calcio perde la partita e buca u palluni», è il commento del classico taxista che portando i cronisti in giro per la città tiene la radio sempre accesa per sentire le notizie. Orlando attacca duramente in una conferenza stampa a fine serata e invece di commentare i risultati perché li considera «gravemente inficiati» parla «di un piano organizzato con una sequela di intimidazioni e illiceità. L'impresa per me era difficile ma così è diventata impossibile».
L'iniziativa di Orlando non influisce sull'umore della Cdl che, al di là di ogni dichiarazione pubblica, aveva negli ultimi giorni temuto la rimonta di Leoluca Orlando, grazie soprattutto al voto disgiunto invocato anche da Piero Fassino al suo comizio di chiusura. Ma il rapporto partiti - candidato ha tenuto oltre ogni previsione per Cammarata e la differenza è stata di un 5% meno per Cammarata e un 5% più per Orlando. «Fortunatamente per lui e per me questo è un paese libero. Ci sono gli strumenti per appurare come sono andate le cose, ma queste elezioni dimostrano che questa città ha dichiarato di voler voltare pagina. Ha dato una risposta ai risultati e non alle suggestioni. Orlando deve prenderne atto», è stato il commento del sindaco eletto che poi ha criticato Orlando: «La sua è una reazione patetica».
Non è finita quindi a Palermo, perché el reconquistador non intende accettare la sconfitta come invece «farebbe bene», sostiene Cammarata. «La storia di Orlando è finita», è il commento di Gianfranco Miccichè che lascia la sua poltrona di presidente dell'Assemblea regionale e si reca al comitato elettorale di Diego Cammarata, sempre più affollato nel corso del pomeriggio. Soddisfatto sceglie anche di rappacificarsi con Renato Schifani, con un abbraccio pubblico, dopo gli screzi nati tra i due in occasione del tour elettorale di Silvio Berlusconi.
È l’elezione palermitana che tiene banco quindi ieri con tutti i suoi significati: «I siciliani hanno nuovamente dato fiducia alla Cdl», è il commento di Totò Cuffaro, che già da due giorni si diceva certo della vittoria di Cammarata, al punto che ieri aveva deciso di aprire la sala stampa del governo regionale per commentare i risultati: «Il voto a Cammarata è anche un giudizio sul mio governo ed è un no a Prodi». E sulle accuse di Orlando: «Le cose che dice sono degne di chi non ha a cuore le sorti della città».
Una città che ha vissuto comunque una giornata particolare, visto che 4000 candidati hanno significato un'attenzione alle elezioni quasi spasmodica in ogni quartiere e in ogni zona. Non a caso il dato di affluenza è stato particolarmente alto, il 72%, contro il 66% delle amministrative del 2001. Le candidature spalmate in ogni quartiere hanno determinato tante situazioni particolari: alla Zisa , ad esempio, quartiere di appartenenza di Cammarata e della sua famiglia di origine, Leoluca Orlando ha avuto moltissimi voti, quasi pari, mentre alla Zen, il quartiere popolare un tempo territorio di Orlando u sinnacu, lo spoglio dei seggi è stato a favore di Cammarata. Dopo le prime proiezioni comunque si è capito che la forbice tra i due era difficilmente modificabile, anche se va notato che nel corso del pomeriggio man mano che andavano avanti gli spogli, Cammarata vedeva crescere i suoi voti. Alla fine il verdetto finale ha attestato il sindaco al 54,3% e Orlando al 45,6%. Flop del sindaco della lista Follini, Andrea Piraino, che sembra attestarsi allo 0,1.
A Trapani, sindaco al primo turno l'uscente della Cdl, Girolamo Fazio. A Raffadali il nuovo sindaco sarà Silvio Cuffaro, fratello del governatore Totò, e a Barcellona si conferma il cugino del senatore Nania, mentre Agrigento rischia di diventare un caso nazionale. Il candidato della Cdl, Enzo Camilleri del Movimento per l'Autonomia non ce la fa e dovrà andare al ballottaggio con Marco Zambuto, il 35enne fuoriuscito dall'Udc. A Ragusa per la provincia si conferma il presidente uscente della Cdl, Franco Antoci, e a Cefalù passa al primo turno il candidato voluto dall'Udc e sostenuto dai Ds e dallo Sdi, contro il candidato di Forza Italia. Curiosità a Lampedusa, dove la Lega Nord entra in Comune. Qui è stato eletto sindaco Bernardino De Rubeis (MpA), sostenuto anche da An e Udc. Il quale ha designato come suo vice la leghista Angela Maraventano.