Polverini in crisi di nervi: voglio mollare

RomaRenata Polverini non si dimette. Il Pdl affida a una nota ufficiale la smentita di voci che per tutto il giorno si sono rincorse sulla possibilità di un passo indietro della presidente della Regione Lazio. «In merito alla presunta ipotesi di commissariamento del Pdl Lazio - si legge nel comunicato - si precisa che si tratta di voci infondate». In giornata la Polverini ha sentito sia l'ex premier Silvio Berlusconi che il segretario Angelino Alfano, ed entrambi l'hanno incoraggiata a non mollare. Raddrizzare la situazione è più facile - le è stato detto - se si tiene ben stretto il timone della nave, invece di abbandonare l'eroica impresa. Intanto però a Palazzo Grazioli Berlusconi ha incontrato lo stato maggiore del partito per discutere del caso. La vicenda avrebbe infatti fatto riesplodere la cronica frattura tra ex An ed ex Forza Italia. Anche la Polverini avrebbe dovuto prendere parte all'incontro ma un malore improvviso le ha fatto cambiare i piani. Un malore, dicono i maligni, legato alle forti preoccupazioni sugli sviluppi giudiziari del nuovo Laziogate. L'incontro con i colonnelli del Pdl d'altronde sarebbe stato troppo. La Polverini era già reduce da una mattinata di amara delusione. Martedì la sua giunta, riunita in seduta straordinaria, aveva approvato la proposta di modifica allo statuto della Regione, che prevede la riduzione del numero dei consiglieri da 70 a 50, riduzione del numero degli assessori da 16 a 10 e la contestuale istituzione di un collegio regionale dei revisori dei conti. Il suo forcing sui gruppi consiliari per una decisa sterzata moralizzatrice sugli usi e costumi della Pisana non ha sortito gli effetti sperati. E la minaccia delle dimissioni sue e della giunta non ha provocato il terremoto sperato. Quindi l'ultima parola non si poteva lasciare alle dichiarazioni dell'ex capogruppo consiliare del Pdl Franco Fiorito, ieri sentito per ore in Procura. Doveva essere lei, Renata Polverini, a mettere il sigillo a questa giornata. Chiusa nel suo ufficio ha dato a tanti il destro di far uscire le voci più disparate sulle sue intenzioni. Tanti nel Pdl (soprattutto ex di Forza Italia) facevano girare voce che le dimissioni fossero imminenti. I consiglieri d'opposizione gongolavano. Dal Pd all'Idv, erano in tanti ad applaudire. Le malelingue avevano anche detto che era stata convocata nuovamente la giunta per l'annuncio delle tanto discusse dimissioni. Convocazione poi smentita dall'assessore Teodoro Buontempo: «La voce che la giunta sarebbe stata convocata non è vera». Nel pomeriggio la Polverini ha poi incontrato anche il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri per avere un parere sui tempi del voto in caso di dimissioni anticipate. Per capire, insomma, se è possibile nel caso di uno scioglimento anticipato di giunta e consiglio, un election day che cumuli elezioni politiche e regionali. Ed è questa determinazione che ha spaventato i colonnelli del Pdl di area An. Berlusconi ha usato tutto il suo carisma per fermarla. E per una volta si è trovato d'accordo con gli avversari dell'Udc (che nella Regione Lazio siedono nei banchi della maggioranza e con i quali da lungo tempo, ormai, la stessa governatrice va d'amore e d'accordo). Il partito di Casini è stato il primo ieri pomeriggio a diffondere note in cui si scongiurava la crisi in Regione, quasi una voce fuori dal coro mentre tutti davano per scontate le dimissioni. Al telefono col Cavalieri la Polverini ha posto i suoi aut aut. E il rinvio di ogni decisione in merito al futuro della giunta fa intuire che questi aut aut sono stati accolti. «Vanno cacciati i mercanti dal tempio del Pdl - aveva tuonato soltanto ieri dalle pagine di un quotidiano della Capitale - Certamente Fiorito è una persona da mandare fuori. Il Pdl deve valutare se questo è il momento giusto per liberare il partito da qualsiasi lotta intestina». Quindi non solo via Fiorito, sembra dire tra le righe la Polverini, ma anche Abbruzzese e Battistoni.