Il Porcellum fa litigare pure i costituzionalisti

Non si sono ancora neppure messi a sedere a un tavolo che già emergono le prime magagne. Colpa del Porcellum che si ostina a non morire. Anzi, che qualcuno vorrebbe ancora lasciar vivere. Se da una parte ne parlano male tutti, dall'altra va bene a molti. Ed è già partito il tiro al bersaglio contro il ruolo dei saggi chiamati a fare quei miracoli mai riusciti ai partiti.
Tra tutti il più difficile da realizzare è proprio quello sulla riforma della legge elettorale che gli sherpa delle forze politiche hanno abbandonato a se stessa alla vigilia del voto di febbraio. Non c'è politico che non abbia brandito in qualsiasi trasmissione tv la soppressione del Porcellum salvo poi, in Parlamento, non muovere un dito. Colpa di diffidenze, sospetti e veti incrociati che hanno garantito la sua sopravvivenza. Ora il presidente della Repubblica vorrebbe usare la safety car dei saggi per lasciare in eredità al suo successore, insieme all'arma del voto anticipato (se dovesse permanere l'impasse), una legge elettorale risanata e liberata da tutte le porcate possibili. Ma questo obiettivo, saggi o non saggi, è molto lontano dall'essere realizzato. Un'impresa complessa (per i saggi) ma secondo alcuni non impossibile (per il governo). E questi alcuni sono il costituzionalista Michele Ainis il quale ha detto che, volendo, «Monti potrebbe fare un decreto di due righe con cui stabilisce che abroga il Porcellum e rivive il Mattarellum». In pratica ciò che da sempre dicono i grillini. È stato proprio il leader del Movimento 5 stelle, venerdì scorso, a strattonare le forze politiche verso il Mattarellum: «Tornare subito alla legge elettorale precedente». Ma l'estrema sintesi di Ainis non convince, Valerio Onida, costituzionalista indicato dal Napolitano tra i quattro saggi che elaboreranno proposte sui temi istituzionali. «Sarebbe molto, molto singolare che si intervenga con un decreto. Il governo Monti esercita l'ordinaria amministrazione, non è un governo espresso in questa legislatura: che adotti un provvedimento operativo mi sembrerebbe incredibile. Deve intervenire il Parlamento». Onida definisce «vituperata» l'attuale legge elettorale perché fu votata a maggioranza. «Teoricamente con questa legge - continua Onida - potrebbe avere la maggioranza dei seggi un partito con meno del 30% dei voti». Ma nessuno però fa niente per cambiarla.