Il portaborse fa un pasto completo con 3 euro

Ogni pasto costa alla Camera dagli 11 ai 24 euro. La differenza viene
versata dalle casse dello Stato. Cioè da noi

Roma - Trentasei passi di marciapiede nel cuore di Roma sono lo spartiacque tra lo spuntino povero dell’uomo qualsiasi e il pranzo a quattro portate dell’uomo di palazzo. Lo scontrino appesantito dall’inflazione e quello alleggerito dal contributo pubblico. Tre euro e cinquanta per tramezzino e mezza bottiglia di acqua naturale sul conto dell’uomo qualsiasi, al bar. Tre euro e settantacinque per farfalle al sugo di tonno, gallinella in guazzetto, patate al forno, macedonia e un quartino di vino bianco nella pancia dell’uomo di palazzo, alla mensa della Camera. Trenta metri, stessa piazza: San Silvestro. È il marciapiede del doppio scontrino, la città a due prezzi. Il Paese a due prezzi.

Le pietanze dei dipendenti di Montecitorio, dei portaborse e dei deputati sono mediamente per più della metà a carico dei cittadini italiani. Pranzi e cene, quattro portate intese come pranzo completo. I menù variano lunga la mappa della degustazione parlamentare: si può scegliere tra la mensa di palazzo Marini, piazza San Silvestro, i due ristoranti interni di Montecitorio (uno per i deputati, l’altro per i dipendenti) e il suggestivo ristorante di palazzo San Macuto, affaccio sulla zona del Pantheon. Tutti sono nel centro di Roma, lì dove la vita è più cara per tutti. O non per tutti.

Basta avere la tessera: queste quattro mense, self service, ristoranti, sono luoghi di ristorazione ad accesso esclusivo, e i commensali vengono divisi in fasce, categorie di «forchette» più o meno privilegiate a seconda del loro ruolo all’interno del palazzo.
Tre euro e settantacinque è il totale massimo del pasto a palazzo Marini, mensa di san Silvestro, per i dipendenti interni: 1.829 potenziali commensali, tra i quali ci sono anche alcuni portavoce di parlamentari con contratto di Montecitorio. Difficilmente a pranzo ci si riempie di cibo fino a scoppiare: con due euro ci si può sfamare mangiando primo, contorno e una macedonia. Ci siamo messi in coda con i portaborse: il menù prevedeva anche braciole di maiale, arrosto, zucchine come contorno e una frittata di spinaci e carote. Un addetto stampa di buon appetito di un onorevole ha utilizzato tutti i 3.75 euro del pasto a portata quadrupla.

Un altro, non dipendente diretto della Camera, ha saltato il primo ma si è fermato a 5,26 euro. Trentasei passi più indietro, al bar, con 2 euro si beve un caffè e ci si porta via un pacchetto di caramelle, a stento.
La fascia intermedia, quella dei dipendenti dei gruppi parlamentari, paga alla mensa di san Silvestro 4.65 euro. Infine ci sono i consulenti dei parlamentari e i giornalisti accreditati: 7.50 euro. Per ogni pasto in questo self service, la Camera versa 11 euro alla ditta a cui è stato affidato il servizio. I cittadini sostengono dunque più della metà del pasto dei dipendenti dei gruppi e circa tre quarti di quello dei dipendenti Camera: ogni pranzo o cena del portaborse interno è pagato per più di 7 euro dai cittadini.

Ci sono collaboratori parlamentari che fanno notare come i loro stipendi non siano invidiabili, si denunciarono, in passato, decine di contratti in nero. Ma anche ai deputati, i cui stipendi sono sì dorati, la cittadinanza paga gli alimenti: circa metà del cibo che scelgono dal menù nel ristorante interno di Montecitorio è a carico dei contribuenti. Ogni coperto in quel ristorante costa infatti 24 euro alla Camera. Ma il conto medio per un onorevole non supera i 12 euro. Gli altri 12 escono dalle tasche della gente.

I dati del bilancio interno confermano: l’intera ristorazione nel 2007 alla Camera ha avuto un costo di 5 milioni e 200mila euro. Ma le entrate, cioè i soldi pagati da chi ha effettivamente mangiato in mense e ristoranti di Montecitorio, sono di un milione e 400mila euro. Il resto? Tre milioni e ottocentomila euro di farfalle, gallinelle, frutta, acqua, vino, dai contribuenti.

Dalla Camera spiegano come proprio l’esternalizzazione dei pasti, affidati dall’autunno alla ditta Onama, porterà a un risparmio tra costi diretti e indiretti di 3 milioni 163mila euro l’anno. In tempi passati, si fa notare, ogni pranzo dei parlamentari costava più di 90 euro. Si sottolinea anche come in alcune aziende pubbliche, come la Rai, le mense sono addirittura più economiche (meno di 2 euro?). Ma la vita fuori è diversa, che sia Camera o che sia Rai.