Posti di lavoro in cambio di voti: a processo Raffaele Lombardo e il figlio

La Procura di Catania ha disposto la citazione diretta a giudizio dell'ex governatore e del figlio, deputato regionale. La prima udienza si svolgerà il 19 maggio davanti al giudice monocratico

I voti che papà, l'ex governatore di Sicilia Raffaele Lombardo, gli ha girato alle ultime Regionali, gli hanno regalato a 24 anni appena compiuti uno scranno di deputato al Parlamento siciliano, con relativa indennità pari a circa 9mila euro. Ma a un anno di distanza per Toti Lombardo, il «trota», anzi, il «pescespada» di Sicilia come lui stesso si autodefinì in campagna elettorale, è arrivata la polpetta avvelenata. La Procura di Catania, che da mesi lo indagava insieme a papà Raffaele per reato elettorale, ha infatti deciso di spedirlo direttamente a processo, saltando il passaggio dell'udienza preliminare. Naturalmente accompagnato da papà Raffaele (nel frattempo sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa in un altro procedimento) e dai presunti beneficiari del lavoro promesso in cambio dei voti a lui.
Una brutta tegola. Per l'ex governatore ma soprattutto per il figlio, giovane studente al suo ingresso nell'agone politico. L'indagine sui Lombardo e sui voti presi dal secondogenito del presidente andava avanti da tempo a Catania. C'erano anche delle intercettazioni. Ma padre e figlio, pur protestandosi innocenti e promettendo di portare alla sbarra centinaia di testimoni a difesa, si erano avvalsi coi pm della facoltà di non rispondere. Adesso invece dovranno rispondere, al giudice moncratico di Catania davanti al quale si svolgerà, il prossimo 19 maggio, la prima udienza. Secondo l'accusa, sostenuta dai pm Lina Trovato e Ropcco Liguori, in occasione delle elezioni del 2012 per il rinnovo dell'Assemblea regionale siciliana, i Lombardo avrebbero promesso posti di lavoro in cambio di voti in favore di Toti, poi risultato nel Mpa il secondo degli eletti con oltre 9mila preferenze.