Bernanke fa il gufo e spaventa le Borse

Il capo della Fed delude le attese sulle misure per la crescita: "Crisi ancora lunga". Spread Btp-Bund a quota 481

Ben Bernanke deprime le Borse europee. Il numero uno della Federal Reserve non solo ha presentato un quadro dell'economia americana a tinte fosche, ma non ha fornito alcuna indicazione sulle prossime mosse per stimolare la ripresa, deludendo così gli investitori, che scommettevano su un nuovo allentamento della politica monetaria. Milano, che pure aveva resistito all'ennesimo declassamento di Moody's - questa volta la scure dell'agenzia di rating ha colpito 23 fra enti locali e regioni e 10 banche - ha registrato la performance peggiore (-0,94%), mentre la migliore è stata Madrid (+0,20% circa): i mercati hanno infatti promosso il piano di austerità di Rajoy e il Tesoro ha collocato 3,5 miliardi di Bonos con rendimenti in netto ribasso. Venerdì, come previsto, si svolgerà un Eurogruppo straordinario in teleconferenza, proprio per dare via libera agli aiuti alla Spagna sulla ricapitalizzazione delle sue banche. Intanto arriva anche la promozione della troika per il Portogallo: Lisbona è «sulla buona strada» e ha avuto il via libera all'erogazione di una nuova tranche di aiuti da 4 miliardi. Ma il buon risultato di Madrid non basta a placare le tensioni sul mercato del debito sovrano, con lo spread tra Btp e Bund che resta elevato: dopo aver sfondato lunedì scorso quota 500 punti per la prima volta dallo scorso gennaio, ieri si è attestato a 481 punti base con il rendimento del Btp decennale al 6,01%.

Ma ad appesantire come un macigno i listini di tutta Europa sono state soprattutto le parole di Bernanke. «Molti Paesi in Europa sono già in recessione, potrebbe volerci molto tempo per risolvere la crisi», ha detto il presidente della Fed nel corso della sua audizione al Senato Usa. E il «possibile peggioramento della situazione in Europa resta un rischio significativo per le prospettive» dell'economia americana e globale. Bernanke ammette che «le autorità dell'area dell'euro hanno risposto annunciando una serie di misure»: tuttavia, «anche dopo questi annunci, i mercati finanziari e l'economia europea restano sotto notevole stress, con ricadute sulle condizioni economiche e finanziarie nel resto del mondo, inclusi gli Stati Uniti».

E la Banca d'Italia avverte: la recessione nel nostro Paese non finirà prima del 2013. Il Bollettino economico di via Nazionale peggiora di mezzo punto le stime sull'economia del nostro Paese rispetto a gennaio e di circa tre punti percentuali rispetto all'anno scorso. Così, il Pil italiano si ridurrà quest'anno del 2% e dello 0,2% nel 2013, a patto che lo spread tra Btp e Bund si mantenga intorno ai 450 punti. Intanto la recessione pesa sempre più sul mondo del lavoro. Ed è allarme disoccupazione: salirà oltre l'11% nel 2013 e i più colpiti continueranno a essere giovani e donne. Non solo: le retribuzioni, in termini reali, continueranno a scendere nel biennio 2012-2013 nel settore privato e soprattutto in quello pubblico. Per i consumi la previsione è di una contrazione del 2,5% quest'anno e di quasi l'1% nel 2013.

In ogni caso, non ci sarà bisogno di altre manovre, perché dal punto di vista dell'equilibrio finanziario la situazione è a posto: questa l'indicazione emersa nella colazione di lavoro tra il presidente del Consiglio Mario Monti, il ministro dell'Economia Vittorio Grilli e il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco. Per Palazzo Chigi occorre piuttosto andare avanti con le riforme, accelerando in questa fase soprattutto sulla spending review, per favorire la crescita e dare ai mercati segnali di chiarezza e stabilità.