Povero maestro, Pizzarotti al verde ricicla anche Verdi

Le massaie della Bassa parmense lo sanno bene: non si butta via nulla. Il loro credo va a spasso con l'imperativo grillino della necessità del riciclo se anche Giuseppe Verdi è entrato nel tritacarne del riutilizzo. Già, il cigno di Busseto, che da solo fa più Pil di culatello e parmigiano, è protagonista di una campagna saldi alla 3x2. L'antefatto va in scena a Parma al Teatro Regio dove, dopo la scadenza del sovrintendente e un bando per la sua successione, congelato da mesi, è scattata la prova generale per il festival Verdi, imprescindibile appuntamento autunnale cui tutta la città guarda per sentirsi ducale. Per l'edizione 2012 però tempo e denaro sono pochi, soprattutto dopo che gli sponsor hanno preso a dileguarsi uno dopo l'altro, anche per l'impasse decisionale del sindaco che dalla sua elezione non ha affrontato la questione in maniera convincente per chi deve sostenere l'evento. Via da subito Mediaset, via dal 2013 la Camera di Commercio, Federico Pizzarotti prova a correre ai ripari, cercando di risparmiare sia nella scelta delle opere, sia in quella degli esecutori. In calendario, prima delle elezioni, erano previste da tempo «La battaglia di Legnano» e «Otello», ma il sindaco fatti due conti ha salvato la prima e rinunciato ai tormenti del geloso generale creato da Shakespeare, preferendogli piuttosto il più celebre buffone di corte della lirica: Rigoletto. «Questa e quella per me pari sono»: ad ispirargli il cambio in corso d'opera non una delle più celebri arie di Rigoletto ma il portafoglio. A scapito, però, della missione del festival con il quale, entro il 2013, bicentenario della nascita di Verdi, ci si proponeva di rappresentare a turno tutte le sue opere.
Rigoletto è già andato in scena nel 2008, gli anni d'oro del festival, quando Claudio Abbado e Lorin Maazel erano ospiti in città. Oggi la musica cambia: per carità Rigoletto godrà dello storico allestimento del 1987 e dell'interpretazione del celeberrimo Leo Nucci che oltre alla voce, in realtà, ci mette anche tanta generosità, accettando un cachet ridotto a 13mila euro, nonostante vanti già un cospicuo credito col teatro per sue prestazioni precedenti. Lui ha detto si a Rigoletto e non ad Otello. Prendere o lasciare. Insieme al baritono a prezzo stracciato ecco, poi, un altro colpo di teatro: a suonare le note di Rigoletto non sarà la storica formazione dell'orchestra del Regio, ma l'ensemble regionale della Filarmonica Toscanini che, forte del sostegno delle istituzioni, pratica prezzi più economici. La qualità è garantita ma l'operazione profuma di discount. Meno male che almeno le note di Verdi non hanno prezzo.