Il premier a caccia di numeri: voglio una maggioranza vera

Roma«Non ho intenzione di governare a tutti i costi. Se ci sono le condizioni per governare, e dunque se c'è una fiducia non per tre giorni e poi ricominciare come prima, ma una fiducia vera si va avanti, altrimenti tiro le conclusioni». Il presidente del Consiglio Enrico Letta esce allo scoperto alla prima puntata di stagione di Che tempo che fa, intervistato da Fabio Fazio. E traccia la road map.
Mercoledì alle Camere per chiedere la fiducia e poi trarrà le conseguenze. Spera che una parte del Pdl lo appoggi e nel programma di un ipotetico governo ci mette la riforma della legge elettorale. Conferma che, senza una maggioranza chiara e duratura, salteranno i decreti su Iva e Imu. Ma non dice che il suo eventuale esecutivo bis taglierà le tasse. Anzi.
I passaggi della crisi non sono per niente scontati. Prima della trasmissione di Fazio, Letta è andato al Quirinale, in precedenza alla Comunità di Sant'Egidio, alla prima uscita pubblica da quando la crisi è di fatto iniziata. «Noi ce la metteremo tutta, perché siamo determinati, ma lasciatemi dire che se vi scapperà qualche preghiera, in questi giorni, per l'Italia, sarà gradita».
Preci, non tanto per tenere in vita questo governo, quando per farne un altro che duri il più possibile e lo metta al riparo dalla concorrenza di Matteo Renzi. Senza Forza Italia, che tenga dentro la sinistra ed eventuali transfughi del centrodestra, a patto che si organizzino in uno gruppo parlamentare strutturato.
Magari con l'appoggio dei fuoriusciti dal movimento cinque stelle. I voti ci sono (ieri lo ha detto apertamente il viceministro all'Economia Stefano Fassina), ma l'esponente Pd vuole una maggioranza vera, schivando le elezioni anticipate. Magari con un gruppo di moderati ex Pdl strutturato e ben introdotto nel Ppe.
In Parlamento Letta rivendicherà i risultati ottenuti in questi mesi. E proporrà alla nuova maggioranza di fare la legge di stabilità e la legge elettorale.
«È gia stata ed è una priorita». L'obiettivo è «una riforma che ci consenta di evitare la situazione in cui ci troviamo oggi. Con il Porcellum non si può e non si deve votare» perché» in Senato non ci sarebbe una maggioranza. Una «legge elettorale che riporti alla normalità».
Alla nuova maggioranza, quindi agli eventuali transfughi del Pdl Letta annuncia che chiederà di tenere su «binari distinti» la questione che riguarda Silvio Berlusconi, compreso il voto sull'applicazione retroattiva della legge sulla decadenza da senatore, e l'attività di governo.
In sostanza chiede di separarsi dal Cavaliere. Il premier dice di rispettare in travaglio del centrodestra. Quando Fazio gli chiede un giudizio sulle parole di Angelino Alfano «diversamente berlusconiano», ricorda di militare in una sinistra che è stata ed è poco tranquilla e quindi capisce. Ma poi chiede apertamente che «una parte di quelli che hanno governato» ora «dicano che non sono d'accordo con questo cupio dissolvi incomprensibile».
E la disponibilità di Berlusconi ad approvare i decreti economici e la legge di stabilità? Letta si limita a dire «Ho perso il filo», delle dichiarazione del leader di Forza Italia. In altre parole, è un'apertura che non interessa.
E il taglio delle imposte? «Se avessi la fiducia del Parlamento, lavorerei alla riforma delle aliquote Iva, tema più complesso del semplice passaggio dal 21 a 22». Peccato che tutti sappiano che la riforma dell'Iva non sarà a costo zero per i cittadini. La rimodulazione delle imposte sui beni e servizi, alla fine, costerà di più ai cittadini.