Preso il commesso viaggiatore che in valigia ha organi umani

I poveri una volta si consolavano dicendosi che i soldi non danno la felicità, e neppure la salute. Abbiamo imparato, vivendo, che erano due baggianate. Che i soldi non diano la felicità, e che tuttavia aiutino, se non altro a distrarsi, era una certezza consolidata da tempo. Che coi soldi ci si possa comprare la salute, cambiando di prepotenza le carte in tavola al destino, era anche questa diventata nel tempo una certezza (i migliori chirurghi, le migliori cliniche, anche all'estero...). E tuttavia, al riguardo, c'era come bisogno di un suggello, di una sorta di prova del nove. Ieri, quando gli uomini della Polizia di frontiera hanno messo le mani sull'Avvoltoio, in transito all'aeroporto di Fiumicino, ne abbiamo avuto la conferma definitiva.
L'Avvoltoio (uno dei tanti che si dedicano al lutulento, verminoso mercato di cui diremo, basato sul sangue dei poveri), si chiama Tauber Gedalya. Un vecchio stronzo di 77 anni con lo stesso aplomb professionale e lo stesso sguardo gelido di Max Von Sydow ne «I tre giorni del Condor». Professione: mercante di organi umani strappati, dietro compenso, a certi sventurati del Terzo Mondo disposti a vendersi un occhio o un rene per campare la famiglia. Organi destinati a certi sfortunati benestanti(ma anche senza tanti scrupoli, e senza timori di rigetto, per così dire, morale) del Primo Mondo che in cambio di belle svanziche si compravano gran fette di salute.
Il destino, che è cinico e baro, e certe volte si diverte a capovolgere le traiettorie degli umani mettendo le vittime nei panni degli aguzzini ha voluto che questo nazista, questo epigono del dottor Mengele fosse ebreo. Già. Il vecchio Tauber, faccia da faina, uno che poteva passare per un vecchio professore di matematica infine votato al golf o al bridge, questo «signore degli Organi» gelido e impassibile, era un ex alto ufficiale di Tsahal, l'esercito israeliano.
Lo hanno preso per caso, per una di quelle intuizioni che fanno di un poliziotto un poliziotto coi fiocchi. Qualcosa di strano nel passaporto, uno sguardo sfuggente e un certo nervosismo nel passeggero del volo Boston-Roma di Alitalia, un rapido controllo sull'Internet dei malvagi. Ed ecco la risposta. Il vecchio Tauber, latitante dal 2010, era ricercato dalla polizia di tutto il mondo per un mandato di cattura internazionale emesso dallo stato brasiliano di Pernambuco, dove è stato già condannato all'ergastolo.
Il «signore degli Organi» aveva messo in piedi la sua organizzazione una decina d'anni fa nel nord est del Brasile, buco nero di indigenza e povertà assoluta in un Paese di devastanti contrasti, organizzando l'asportazione di organi umani prelevati ad almeno 19 cittadini. Cioè: di 19 si sono trovate le prove...
La prassi era semplice. Una volta individuato il soggetto, gli si proponeva una cifra variante fra i 6 mila e i 12 mila dollari, lo si sottoponeva a una serie di esami clinici e una volta chiuso il contratto lo si imbarcava su un volo per il Sud Africa, dove certi medici compiacenti, in cliniche compiacenti, sbrigavano il lavoro (l'espianto e il reimpianto di un rene, il più delle volte).
C'entra l'Italia, c'entrano gli italiani, in questa sordida storia? No, pare di no, secondo il dirigente della Polizia di Frontiera Antonio Del Greco. É una consolazione, in un certo senso. Quanto alla vastità del fenomeno, nessuno sa nulla, cifre non se ne fanno. Si sa quel che basta. E cioè che la compravendita clandestina di organi umani «sfrutta per lo più soggetti umani deboli, un venditore in difficoltà e un acquirente malato, con dei broker che fanno da tramite e medici che operano illegalmente - dice Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti -. Per la legge italiana a compiere il reato è il broker, oltre ai medici, ma a livello internazionale si spinge per una compartecipazione del compratore».