Preso maniaco seriale a Milano Andava in bici a caccia di donne

MilanoGirava la notte come un predatore solitario, su una bicicletta nera, addocchiava la «preda», la seguiva e al primo angolo buio attaccava. Poi le picchiava o le minacciava con un coltello, le violentava e le rapinava. Dieci vittime già accertate in meno di tre mesi, più una fuggita spruzzando spray urticante in faccia al bruto. L'altro giorno l'epilogo: i carabinieri, dopo giorni di appostamenti riescono a individuarlo.
In manette un egiziano regolare di 28 anni, Sameh El Melegy, ufficialmente elettricista, in realtà uno sbandato che campa di espedienti e di rapine. E di stupri, quanti non è ancora possibile saperlo. Arrestato l'11 luglio accusato di tre aggressioni, già dopo tre giorni, con la prova del Dna, le vittime sono diventate otto sicure e tre quasi certe. Una delle quali assalita il 7 maggio 2009 a San Donato. Quindi calcolando che l'uomo è in Italia dal 2005 chissà quante altre donne ha violentato.
Nei suoi vagabondaggi del resto, El Maeg solo recentemente si era stabilito a Milano, andando ad abitare in un appartamento di corso Lodi, semiperiferia est, da dove poi partiva con la sua bici per «cacciare» in centro. Semplice ma efficace la sua tattica: girava e girava fino a quando individuava una ragazza sola, poi la seguiva e al primo angolo buio passava all'azione. Non facendosi molti scrupoli dei loro pianti, delle loro preghiere. Il 13 marzo alle 2.40, a due passi dal tribunale salta addosso una giovane di 32 anni, la trascina in un angolo buio, la butta a terra. Cadendo lei batte la testa e sviene, lui la violenta priva di sensi. Quando rinviene si rende conto di quanto accaduto, torna a casa, piange tutta la notte con la madre. Ma il giorno dopo ha la freddezza di andare alla clinica ginecologica Mangiagalli portando gli indumenti che aveva addosso durante lo stupro per ricavare il profilo biologico del bruto dai suoi residui organici.
Poi le aggressioni si fanno sempre più frequenti con la cadenza di 3/4 al mese. Solo una vittima riesce a sfuggirgli: una ragazza di 20 anni aggredita il 30 maggio alle 4 che, appena sente le braccia al collo, senza girarsi gli spruzza spray urticante sul volto. Le indagini finiscono ai carabinieri della compagnia Duomo, diretta dal maggiore Francesco Novi, e al pm Gianluca Prisco. Gli investigatori studiando i luoghi delle aggressioni circoscrivono il suo «terreno di caccia» poi, come sempre in questi casi, hanno anche un piccolo colpo di fortuna. Tenendo sotto controllo il cellulare rapinato a una delle vittime, risalgono a un romeno che viene fermato. L'uomo spiega di aver solo raccolto la scheda da un cestino di rifiuti e di averla utilizzata trovando ancora credito. Un accertamento sulle telecamere poste in zona consente di immortalare l'egiziano mentre si disfa della sim. Adesso i carabinieri hanno un volto, un'immagine con cui battono la zona chiedendo ai commercianti se qualcuno lo conosce. Contemporaneamente vengono intensificati i controlli in strada con decine di militari in borghese. E finalmente alle 2.30 dell'11 luglio, il maniaco viene intercettato nei pressi di casa. Naturalmente in bici. È accusato di tre stupri ma con la comparazione del Dna, in breve i casi salgono a otto, uno del 2009 a San Donato. Gli investigatori hanno riaperto tutti i casi di violenze rimaste insolute, durante le quali sia stato però raccolto materiale genetico dello stupratore. E la ricerca potrebbe portare ad attribuirgli molte altre aggressioni.