Prestigiacomo: "Pronta a fare coordinatrice Pdl"

Il
ministro delle Pari opportunità: "Nasce un partito post-ideologico. Non è la fine di nulla, nessuno rinuncia alla propria storia.
Sarà solo un contenitore più moderno e più adatto alle sfide del
futuro&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=337005">Statuto Pdl</a></strong>: vertice per decidere il destino dei circoli Dell'Utri e Brambilla

Roma - Ministro Prestigiacomo, tra dieci giorni il Congresso costituente terrà a battesimo il Pdl. Appuntamento storico o ratifica di scelte già compiute dagli elettori?
«L’uno e l’altro».

Si spieghi.
«È di certo un appuntamento storico della politica italiana. Nasce un partito post-ideologico che raccoglie anime e culture diverse, accomunate da un progetto di modernizzazione per il Paese. È la reconductio ad unum di moderati e liberali: la maggioranza silenziosa che la straordinaria personalità politica di Berlusconi ha saputo trasformare in forza elettorale importante, consapevole».

Questo è «l’uno». E «l’altro?».
«Be’, la nascita del Pdl è anche, certamente, la ratifica di una scelta politica che “il popolo della libertà” ha fatto nelle urne e nelle grandi manifestazioni organizzate in questi anni».

Forza Italia e Alleanza nazionale chiudono i battenti? Sarà così facile metabolizzare la fine del proprio partito?
«Non è la fine di niente».

È proprio sicura?
«Sì. È l’esito naturale di un processo avviato nel 1994 e l’inizio di una nuova fase politica per il Paese. Ma a nessuno viene chiesto di rinunciare alla propria storia ed alla propria cultura. Non ci saranno identità mortificate, semmai un arricchimento di valori e contenuti».

Sarà.
«Guardi, a me che sono nata politicamente con Forza Italia, sembra il traguardo positivo di un lavoro che ha visto unite molte intelligenze e passioni e che oggi trova un contenitore politico moderno, capace di affrontare meglio le sfide del futuro».

Secondo Maurizio Gasparri, il centrodestra parla oggi la lingua di An.
«Non entro nella querelle di posizionamento ai blocchi di partenza».

Tutto qui?
«Le lingue che si parleranno nel nuovo partito saranno molte, quante le anime che si sono riconosciute in questi anni nella leadership di Berlusconi: ci sono liberali, socialisti, radicali, un’importante componente cattolica. E c’è, naturalmente, la forte area di An. Io credo, però, che con il Pdl non si debba fare l’errore di interpretazione fatto a suo tempo con Fi».

A cosa si riferisce?
«La sua nascita venne letta con le categorie politico-culturali del passato, che si rivelarono assolutamente inadeguate a capire cosa stava accadendo. Le sfide che la politica ha oggi da affrontare sono molto diverse. E gli elettori, soprattutto i giovani, non capiscono e avvertono come lontane dalla loro realtà le valigie ideologiche del Novecento. Fra 10 anni non ci saranno più ex nel Pdl».

E chi ci sarà?
«Una nuova generazione politica che discuterà, si confronterà, litigherà pure, ma con schieramenti e discriminanti diverse da quelle odierne».

Crede davvero si possa eliminare, come auspica il Cavaliere, il fenomeno delle correnti?
«Le correnti, nel senso tradizionale del termine, quello da Prima repubblica, da manuale Cencelli, non credo esisteranno nel Pdl. Penso che le “appartenenze” si dissolveranno rapidamente. Continueranno invece ad esistere e a dare il loro contributo le diverse sensibilità culturali e politiche che arricchiranno contenuti e progettualità».

Rimangono ancora forti fibrillazioni. Gianfranco Fini è stato attaccato duramente sui blog azzurri. Non la preoccupa?
«L’intesa politica fra Berlusconi e Fini è salda e cementata da 15 anni di alleanza leale. Oggi, in virtù dei ruoli istituzionali diversi, possono nascere occasioni di confronto fra poteri dello Stato, fra legislativo ed esecutivo. Su queste occasioni si innescano le tifoserie, che non vanno enfatizzate più di tanto».

Ma da An lamentano il vostro mancato intervento a caldo.
«Il presidente Fini non ha bisogno di difese d’ufficio. Vogliamo fare una tempesta in un bicchiere d’acqua?».

Berlusconi eletto per alzata di mano o voto segreto?
«Gli elettori del Pdl l’hanno già votato ed eletto plebiscitariamente. Alzata di mano o voto segreto non è certo un problema di Berlusconi, che dei moderati italiani è il leader indiscusso».

Tre uomini al comando: Bondi, La Russa e Verdini. Maschilismo o scelta migliore?
«In questa fase delicata credo che il triumvirato sia stata la scelta migliore e la sola possibile».

Le piacerebbe, però, poter competere in futuro per il ruolo di coordinatrice?
«Certamente sì, mi piacerebbe».

Ci sarà davvero libertà di coscienza sui temi etici?
«Credo di essere io stessa la testimonianza che nel Pdl c’è libertà di coscienza».

Non pensa sia un po’ troppo ottimistico puntare al 51% dei consensi?
«Secondo lei dovremmo porci l’obiettivo del 35%? Del 40%? Una forza che si candida a continuare a governare il Paese punta ad essere maggioranza».

Il Pdl impari dalla Lega, esorta il presidente del Consiglio. Cosa invidia lei al Carroccio?
«I colleghi leghisti hanno una tenacia ammirevole nella difesa strenua delle ragioni e degli interessi del loro territorio. Sono presenti fra la gente e capaci di cogliere gli umori profondi dell’elettorato. In questo sono davvero da ammirare e imitare».

Europee. Ministri candidati oppure no?
«Alle Europee valgono le “quote rosa”. Mettere noi donne ministro in lista vorrebbe dire, in caso di elezione, probabilmente avvantaggiare la parte maschile. Preferirei candidate “vere” da sostenere e fare eleggere a Strasburgo».

Michela Brambilla presto ministro. Va allargata la squadra di governo?
«La scelta spetta al premier».