Le procure al rallenty sulle mazzette rosse

I giudici sono ripartiti con il turbo contro Verdini, Dell’Utri e Papa. Ma sulle tangenti di Penati non si sente più nulla. Nessuno sviluppo nemmeno su Pronzato e lo scandalo dell’Enac. Come Tangentopoli allora Di Pietro si fermò sulla soglia di Botteghe Oscure, salvando il Pds

Un dì bastava il solleone per la caduta in letargo delle procure fino alle brezze autunnali. Ora neanche è sufficiente la crisi economica mondiale. Il Palazzo ci contava e già circolava una certa soddisfazio­ne per il crollo delle borse che avrebbe distratto l’opinione pub­blica dai guai giudiziari di sinistra e destra.Falsa speranza.Le toghe-in­differenti all’afa e al bailamme fi­nanziario - hanno ripreso da alcu­ni giorni a mazzolare diversi espo­nenti politici già sotto schiaffo. La palma della iella spetta senz’altro al coordinatore del Pdl, Denis Verdini. Il poveretto si è visto recapitare l’altro ieri una multa di 105mila euro dalla Banca d’Italia per irregolarità del Credito coope­rativo fiorentino, di cui era presi­dente. Addebiti che nascono da un’inchiesta del tribunale di Peru­gia sulla cosiddetta cricca ( i costrut­tori legati alla Protezione civile). Un paio di giorni prima, l’infelice Denis era stato invece pesantemen­te coinvolto dalla procura di Roma che, chiudendo l’indagine sulla presunta P3, lo ha accusato di fare parte di una conventicola segreta (violazione della legge Anselmi) con il senatore pdl Marcello Del­­l’Utri, l’affarista Flavio Carboni e al­tri. Quantobastaperguastarglilefe­rie. Ma non sarà il solo a passarle ma­le. Infatti da Napoli-altro tribunale insonne- sono arrivate due giorni fa pessime notizie per quelli della P4. È il gruppo di intrufoloni che fa capo a Gigi Bisignani e cui appartie­ne anche Alfonso Papa, il deputato Pdl imprigionato da un mese a Pog­gioreale, dopo l’autorizzazione al­l’arresto di Montecitorio. Il Riesa­me infatti, accogliendo il ricorso del pm Woodcock e del suo colle­ga, ha riconosciuto che il gruppetto forma un’associazione per delin­quere. Ipotesi questa che, un paio di mesi fa, era stata esclusa dal gip. La conseguenza è che Gigi, ora ai domiciliari, rischia la galera con le sbarre e Papa una nuova autorizza­zione del Parlamento a tenerlo in gattabuia pure per delinquenza di gruppo oltre che per corruzione. Insomma, dopo il trambusto del­le borse, la Giustizia è ripartita col turbo: Verdini, Dell’Utri, Papa e al­­tri presunti trafficoni. Tutti però- fa­teci caso - del centrodestra. Que­sto, per la verità, colpisce. Cheleprocurecontinuinoalavo­rare sulle grandi inchieste politi­che anche in agosto è straordina­rio. Che lo facciano solo nei riguar­di del Pdl­con l’eccezione del sena­tore Tedesco, che però il Pd ha ripu­diato­è sospetto. Di Filippo Penati, braccio destro di Pierluigi Bersani, accusato di tangenti, non si sente più nulla. Idem della presunta cor­ruzione di Franco Pronzato, facto­tum dell’Enac (l’ente dell’Aviazio­ne civile), detto «consigliere insepa­rabile » del medesimo Pierluigi. Lungi da me augurare a loro gli stessi tormenti estivi riservati ai pi­diellinima, afuturamemoria, ram­mento che non c’è solo Denis, ma pure Filippo, ecc. Non vorrei che uno fosse mazzolato e gli altri pas­sassero in cavalleria. Chiederete: perché così malfidato? Per espe­rienza. Ricordo perfettamente Tangen­topoli. Scomparve il pentapartito, restò in piedi solo il Pds. Il pm Di Pie­tro seg­uì le tracce delle tangenti Eni­mont in tutte le segreterie, dalla de­m­ocristiana Piazza del Gesù alla so­cialista Via del Corso, ma si fermò sul portone di Botteghe Oscure,an­zi sull’ascensore preso da Carlo Sa­ma. Il cognato di Gardini raccontò di essere salito con la tangente nel­la ventiquattrore per consegnarla a... Non si è mai saputo chi. «Igno­rando il percettore, mi sono dovu­to fermare », disse candidamente il pm che esonerò il solo Occhetto dalla regola (bestiale) «non poteva non sapere» con la quale invece tra­volse gli altri segretari di partito. Ri­cordo anche altri episodi che sug­gellano gli speciali rapporti tra ex comunisti e toghe. I favori e le inda­gini sparite. La tangente presa anni fa da Max D’Alema dal re delle clini­che pugliesi, ma scoperta solo do­po u­n’amnistia dal pm Alberto Ma­ritatichel’annodopodivennesena­tore del Pds. O l’inchiesta Arcobale­no, sugli aiuti ai kossovari e gli arre­sti degli amici di D’Alema ordinati dal pm barese, Michele Emiliano. E, di lì a poco, la decisione del pm di abbandonarel’indaginepercandi­darsi sindaco di Bari sotto l’ala di Max. Ed è così che pensando ai cla­mori su Verdini, mi sono chiesto dei silenzi su Penati.