Prodi senza fiducia sulle pensioni

La revisione dei coefficienti prevista dalla riforma previdenziale "produrrebbe maggiore povertà": altolà di Rifondazione alla riforma sul
tavolo dell’esecutivo. Anche i comunisti non cedono:
ci fidiamo di quello che disse il premier, ma niente novità

Roma - La revisione dei coefficienti? «Non c’entra niente con i dodici punti di Prodi», ha risposto il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero. Il vecchio programma è stato temporaneamente archiviato, ma per la sinistra radicale il patto programmatico ha la stessa valenza: tutto ciò che non è previsto è tabù.

La revisione, ha aggiunto Ferrero, «non è compatibile con l’aumento delle pensioni più basse e produrrebbe pensionati più poveri». E nel partito guidato da Franco Giordano («Da tempo abbiamo espresso la nostra contrarietà alla revisione dei coefficienti», ha tagliato corto il segretario) si considera il progetto elaborato dal ministero del Lavoro alla stessa stregua di un’indiscrezione di stampa. «È del tutto fuori luogo - ha avvisato Giovanni Russo Spena, capogruppo al Senato - anticipare i contenuti della riforma prima del confronto fondamentale con le parti sociali e in particolare con i sindacati».

Il «dissidente» Claudio Grassi della corrente Essere Comunisti, minaccia già gli alleati. «Se le voci fossero confermate - ha dichiarato - ci troveremmo di fronte a una modifica sostanziale del programma che non condivido. Ed essendo una modifica, va comunque discussa all’interno della coalizione». Insomma, dicono da Rifondazione, se Turigliatto è stato un incidente di percorso e la fedeltà a Prodi è stata riconfermata, non si può tirare troppo la corda chiedendo passi indietro sulla previdenza. E anche sul forum di Rifondazione.it i componenti della segreteria e della Direzione nazionale si affrettano a tranquillizzare la base inviperita. «La partita è ancora aperta - scrivono i dirigenti sul web - e dopotutto i 12 punti indicano delle priorità e non contraddicono né sono sostitutivi del programma dell’Unione».

Anche i Comunisti Italiani non intendono cedere di un millimetro sul fronte pensioni nella lotta con l’ala moderata. «Per me - ha sottolineato la capogruppo al Senato Manuela Palermi - fa fede quello che ha dichiarato Prodi alla conferenza di Capodanno quando disse che non sarebbe stata aumentata l’età pensionabile e non sarebbero stati ridotti i coefficienti. Di conseguenza, io sono assolutamente tranquilla. Queste sono solo manovre del centrodestra e chiedo agli esponenti del centrosinistra di non cadervi dentro». Tutto liquidato come una manovra destabilizzatrice della Cdl? Tutt’altro. Palermi ha semplicemente ammonito i suoi alleati al rispetto della parola data dal premier. E Prodi, si sa, è un uomo d’onore.

Nel «trappolone», però, c’è caduto pure un collega di partito della senatrice, il presidente della commissione Lavoro della Camera, Gianni Pagliarini. «Queste indiscrezioni - ha detto - contrastano nel merito con quanto è concordato in materia previdenziale da tutte le forze dell’Unione nel programma e contrastano anche con il punto 8 del dodecalogo». Una doppia contraddizione, quindi. Non per Piero Fassino secondo il quale «in queste ore si sta discutendo della riforma previdenziale, in particolare dell’innalzamento dell’età pensionabile». Mentre per il ministro della Funzione pubblica, Luigi Nicolais, «la revisione dei coefficienti fa parte di un discorso già avviato ed è per questo che non se ne parla nei 12 punti». Non si tratta, perciò, del solito ballon d’essai. Il senatore forzista, Maurizio Sacconi, esperto di welfare, non ha potuto fare a meno di notare che «il governo non ha ancora ottenuto la fiducia e già si divide: sono un’armata Brancaleone».