Il Prof giura: lascio nel 2013 Ma è tentato da un listone

RomaMonti esclude qualsiasi bis: «Resterò un senatore a vita, come sono adesso», dice in un'intervista a Rossiyskaya Gazeta. Ma le cose potrebbero cambiare se la situazione dovesse precipitare. E ieri qualche sintomo del crollo c'è stato: borse in picchiata e spread alle stelle. Così, sebbene sotto i riflettori il premier continui a giurare che a fine mandato la palla tornerà in mano ai partiti, all'ombra del Palazzo non si esclude che dopo Monti ci sia Monti. Magari più stabile di adesso perché sorretto da una grande coalizione libera dall'ansia elettorale; magari più forte di adesso perché legittimato dal voto. Che dovrebbe tenersi in primavera del 2013 posto che il bollettino delle urne anticipate dice «poco probabile». Sarà l'emergenza a dettare le prossime mosse del Professore che tiene le carte coperte. Se la tempesta non dovesse passare, una sorta di listone Monti potrebbe fare da ombrello ai rischi di ingovernabilità. Certo, l'operazione è ardua e in campo ci sono ancora tante variabili. In primis la legge elettorale: con quale sistema di voto si andrà alle urne? E ancora: quanto grandi sono gli appetiti dei partiti, in primis quello di Bersani? Sulla carta, il Pd è vincente anche se non abbastanza per governare. E tra un Parlamento pieno di grillini e di sinistri radicali, forse l'opzione Monti bis sarebbe l'unica soluzione. Soprattutto perché, se le cose dovessero precipitare e il Paese fosse costretto a ulteriori pesantissimi compiti a casa, soltanto uno come Monti potrebbe imporre altre lacrime e sangue. Non certo Bersani, impossibilitato dal dna a prendere in mano la scure per falcidiare statali e welfare.
In ogni caso, Monti continua a sottolineare di avere una data di scadenza: «Mi è stato chiesto di amministrare il Paese fino alla primavera del 2013 - dice -. Alla fine di questo periodo ci saranno nuove elezioni che determineranno il nuovo governo. Spero e mi auguro che per quel momento i partiti politici saranno in grado di assumersi la piena responsabilità». Ossia, mi farò da parte. «Speriamo - prosegue il Professore da Sochi, in Russia, nell'ambito di un bilaterale con il presidente Putin - che una buona legge elettorale possa facilitare la vita politica. Alla fine del mio mandato di primo ministro, rimarrò come senatore a vita. Lo ha deciso il presidente Napolitano. Con questo ruolo sarò in grado di osservare la vita del Paese e continuare a lavorare per il suo bene per sempre».
Poi ritorna sulla citazione di De Gasperi («Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione») e dice: «Non sono né un politico né uno statista - dice commentando i giornali -; interpretazioni molto attualizzate: De Gasperi è morto il 19 agosto 1954: non credo che avesse in mente la situazione politica italiana del 2013. Ma mi piace molto questa idea», scherza. Torna serio quando commenta il patatrac finanziario delle ultime ore: «Il grande nervosismo sui mercati e sullo spread ha poco a che fare con i problemi specifici dell'Italia - giura il premier - piuttosto dipende dalle notizie, dichiarazioni e indiscrezioni sull'applicazione delle decisioni prese dal vertice Ue di fine giugno e dovrebbero essere implementate senza rumore e in tempi brevi». Il riferimento è allo scudo antispread: una cerbottana più che un bazooka. E in merito il premier ammette: «Sarebbe utile affidare maggiori risorse ai due fondi Salva-stati ma anche dare all'Esm la licenza bancaria, che consentirebbe al fondo stesso di prendere in prestito denaro a tassi agevolati dalla Bce - ammette il Professore -. Sarebbe un ulteriore elemento di agilità e facilitazione, ma sappiamo - osserva pure - che ci sono resistenze». Ogni riferimento a Finlandia, Olanda, Germania e altri Paesi virtuosi non è affatto casuale.
Ma in Monti resta la fiducia nell'Europa: «Penso che la crescita aiuterà anche l'Europa a conservare la moneta forte e solida». E da Roma, il ministro Passera parla proprio del decreto sviluppo: «Non c'è “fase 1” o “fase 2”: è un lavoro lungo». Ma poi glissa sulle cifre: «Gli 80 miliardi di cui si è parlato non sono le risorse pubbliche messe in campo; tuttavia le misure del provvedimento favoriranno investimenti che raggiungeranno cifre importanti».