La proposta

Medici che si scazzottano davanti alle partorienti, medici presi a schiaffoni da parenti disperati. Gli ospedali stanno diventando dei ring in cui vince chi ha più muscoli. E spesso passano in secondo piano le storie pietose, di pazienti che soffrono su un letto, in cerca di un sorriso o di una stretta di mano che li rassicuri. Il rapporto dell’associazione «Cittadinanzattiva» rileva uno spaccato inquietante della realtà ospedaliera italiana. Non fatta solo di malasanità ma anche di cinismo estremo. E cresce l’esercito dei pazienti che denunciano comportamenti sgarbati e irrispettosi di medici e infermieri. Non a caso, l’8-9% delle circa 16 mila segnalazioni di «disservizi» che giungono ogni anno rilevano proprio casi di noncuranza oppure di incuria: ricoverati che non vengono lavati e cambiati in modo adeguato, o che non trovano un aiuto per alzarsi dal letto. Racconta il figlio di un malato terminale: «Ho sentito dire dal pimario di pneumologia quando ha visitato mio padre: “Chi l’ha mandato questo?“. E a mia mamma che voleva notizie ha risposto seccato: "Ma non lo vede come sta?"». Un altro paziente, di Roma si lamenta: «Quando il dentista si è accorto che ho applicato per errore il gel adesivo sulle gengive, è andato su tutte le furie, urlandomi: "Proprio come tutti i vecchi rincoglioniti che mi tocca curare...».
I protagonisti degli episodi negativi sono soprattutto i medici ospedalieri, ma peggiora anche il comportamento di infermieri e medici di famiglia. Vittime più frequenti: anziani e disabili spesso vittime dell’indifferenza e di una mancata umanizzazione. La cortesia e l’educazione, del resto, dovrebbe essere un dovere professionale, come prevedono i Codici deontologici. Lo sanno bene alcuni medici in prima linea che hanno avvertito il problema dilagante e lanciano una proposta al ministro della Sanità, Ferruccio Fazio. «Sarebbe necessario istituire una nuova figura professionale all’interno degli ospedali – spiega Raffaella Bertoglio, medico di medicina generale – che si potrebbe chiamare operatore di umanità. Questa figura dovrebbe tutelare in reparto sia l’ammalato, sia la sua famiglia e verificare che il rapporto con medici e ospedalieri sia corretto». E Bertoglio precisa: «Questa persona deve vigilare, ma dev’essere messa in grado di intervenire». Dunque, niente volontari in corsia che hanno le armi spuntate. Ma solo un nuovo dipendente che viene formato per svolgere questo delicato compito. Dove? «Noi abbiamo costituito da pochi mesi l’associazione Neith-Gregg, che sarebbe disponibile a tenere dei corsi per formare la nuova figura professionale». Bertoglio ha esperienza nel settore ed elenca dettagli che in un ospedale non si vorrebbero vedere. «Dopo aver subito un intervento non sarebbe utile che chi ti assiste usi il silenzio e non porte sbattute? Non sarebbe meglio se invece di dire, sbuffando, "che c'è?", usasse la gentilezza e un tono cordiale? Se un paziente, appena uscito dalla rianimazione, ritorna in reparto con un sondino naso-gastrico e la flebo, pare corretto presentargli il menù come a tutti gli altri? Sembra una presa in giro. Trascuratezza e malavoglia... ecco quello ormai troppo spesso si trova in corsia».