Pure la massoneria si adegua C'è il primo «venerabile» nero

E anche la massoneria svoltò. Con una scelta decisamente innovativa, se non addirittura «rivoluzionaria», come qualcuno degli affiliati l'ha voluta definire.
La notizia è che il dottor Paul Dongmeza entrerà nella storia del Grande Oriente d'Italia come il primo maestro venerabile di colore. Una novità di un certo peso specifico e politico, se vogliamo guardarla da un'altra prospettiva, che nell'ampio e non propriamente sereno di dibattito sulla negritudine che tanto sembra appassionare l'Italia, porta e riporta alla ribalta spesso la solita domanda: siamo o non siamo un popolo di razzisti?
A giudicare dalla nomina della signora Kashetu Kyenge, detta Cécile, congolese, ministro dell'Integrazione (con buona pace dei leghisti) del governo Letta e anche da un allenatore come Clarence Clyde Seedorf, luogo di nascita Suriname, scelto per occupare la panchina del Milan, sembrerebbe proprio di no. Cioè che tanto razzisti poi così non siamo in Italia. Quindi?
Quindi ecco che anche la Massoneria si adegua al nuovo trend e porta sul gradino più alto questo africano, perugino acquisito, e affiliato alla loggia «Enzo Paolo Tiberi» di Perugia. La notizia della nomina di Paul Dongmeza è stata diffusa dal sito ufficiale del Goi che informa che la cerimonia del suo insediamento ufficiale si svolgerà il 30 gennaio prossimo. Per l'occasione nel tempio massonico di corso Cavour arriveranno decine di invitati da tutta Italia e tra questi dovrebbe esserci anche il Gran Maestro Gustavo Raffi. Dongmeza è di origine camerunese, ma è arrivato in Italia nel 1982. In questi 33 anni si è integrato molto bene tanto da essere diventato presidente della Casa delle Culture Africane dell'università per stranieri di Perugia e della associazione onlus Umbria-Africa. Onlus attivissima nella promozione dell'inclusione sociale dei migranti e alla quale si deve l'organizzazione di due appuntamenti di grande richiamo nazionale e internazionale: «La Giornata di memoria e riflessione contro la schiavitù» e gli «Stati Generali dell'Immigrazione».
«Sarò davvero onorato se il Gran Maestro Raffi presenzierà al mio insediamento - ha dichiarato Dongmeza, che è laureato in Economia e Commercio, in un'intervista rilasciata alla rivista Erasmus, organo ufficiale del Goi - la sua presenza è importante perché questo evento fa parte integrante della sua eredità, è una testimonianza del suo mandato, il frutto del lavoro che ha svolto in questi anni in nome dell'uomo. E lavorare in nome dell'uomo sarà sempre anche il mio primo obiettivo». Dongmeza, come tutti i maestri venerabili italiani (16.252 su 22.181 iscritti alla massoneria del Goi), potrà votare insieme agli oltre 700 maestri venerabili umbri, per il rinnovo delle cariche nazionali. Il Gran Maestro Gustavo Raffi non è più ricandidabile per statuto e così in corsa ci sono tre liste. Le elezioni si terranno il 2 marzo e l'eventuale ballottaggio è previsto per il 23 marzo. Il «governo» della massoneria, oltre che dal Gran Maestro, è formato da due Gran Maestri Aggiunti, da un primo e da un secondo Sorvegliante, da un Grande Oratore e da un Grande Tesoriere. La cerimonia di insediamento è fissata per il 4 e il 6 aprile a Rimini. Nel messaggio inviato pochi giorni fa Raffi scrive, tra l'altro: «Il 2014 è appena cominciato. Nuove importanti sfide ci aspettano fuori dai nostri templi. Da massoni abbiamo il dovere di affrontarle e di vincerle. Ma per farlo dobbiamo saper investire, non in borsa in bond o azioni, ma su quello che è il bene più prezioso di cui disponiamo: il nostro essere uomini liberi, fedeli a quel patto che ci rende eccezionali e che ci unisce. Quel patto che discende dall'idea che siamo nati tutti uguali e fratelli, dotati di alcuni inalienabili diritti, come il diritto alla vita, alla libertà appunto, alla felicità».

Commenti
Ritratto di sergiopassariello

sergiopassariello

Ven, 17/01/2014 - 20:16

In questa notizia non c'è nulla di nuovo. La massoneria è sempre stata la culla delle diversità. Anzi, il concetto di diversità in massoneria "unisce" non divide. Vi lascio con un passaggio di una nota poesia di Rudyard Kipling - La mia Loggia Madre: "Avevamo Bola Nath il contabile - E Saul, l'israelita di Aden,- E Din Mohammed disegnatore al Catasto - C'erano Babu Chuckerbutty,- E Amir Singh, il Sikh,- E Castro delle officine di riparazione, - Il Cattolico Romano! -Non avevamo belle insegne,- E il nostro Tempio era vecchio e spoglio, -Ma conoscevamo gli antichi Landmarks, - E li osservavamo per filo e per segno. E guardando tutto ciò all'indietro, - Mi colpisce questo fatto,- Che non esiste qualcosa come un infedele,- Eccetto, forse, noi stessi."