Quasi 500 arresti dopo gli scontri a Istanbul e Ankarail caos Turchia

Quattro parole, dure come pietre, con cui pestare a sangue non solo un fotografo italiano ma il più importante organo dell'Ue. «Non riconosco il Parlamento europeo» tuona il premier turco Erdogan al culmine di un'altra giornata di violenti scontri tra polizia e manifestanti a Istanbul e Ankara: 441 fermi tra i partecipanti allo sciopero generale. Gezi Park trasformata in una prigione a cielo aperto, con altri feriti dalle sostanze chimiche presenti negli idranti (con lacrimogeni posizionati ad altezza uomo). E soprattutto con lo spettro dell'esercito. Il premier turco ha infatti minacciato di fare ricorso alle forze armate se i manifestanti non recederanno, un passaggio altamente significativo perché proprio i militari nel Paese hanno rappresentato un'indubbia spinta conservatrice spesso in contrasto con la politica dei partiti, come dimostra il fatto che numerosi generali siano al momento detenuti da mesi. E in attesa di essere processati nell'ambito del cosiddetto «affaire Ergenekon», in cui sono accusati di stragismo ed eversione nei confronti della Repubblica. Per questo su twitter i cittadini si chiedono cosa aspettino i militari a scendere in piazza con il popolo e contro il premier. Ma è lo stesso Erdogan a rispondere in quell'ennesima minaccia di violenza, sbandierando al mondo intero l'ipotesi di vedere tute mimetiche e carri armati piombati nel caos di Istanbul, mentre il ministro degli Interni turco Guler ha dichiarato «illegale» lo sciopero proclamato dai sindacati Disk e Kesk.
Indignata la reazione dell'Ue. La cancelliera Merkel si è detta «scioccata» per le violenze, con gli agenti che hanno reagito «davvero troppo duramente» alle proteste. «Quel che sta accadendo non corrisponde alla nostra idea di libertà di manifestare». E Schultz dice: «Invece di screditare il Parlamento europeo, mi piacerebbe che Erdogan contribuisse a ristabilire la pace nel suo paese».Diverso il tenore della Frankfurter Allgemeine Zeitung che per l'occasione scomoda una cittadina residente nello storico quartiere di Erdogan, Kasimpasa, secondo cui quando il premier chiede ai genitori turchi di ricondurre a casa i propri figli, «dice solo ciò che in molti in quel quartiere pensano». Sarebbe scomparso un giornalista russo, potrebbe essere stato ucciso durante gli scontri: si tratta di Arkady Babçenko di Novaya Gazeta.
Intanto il primo italiano a fare «le spese» della follia turca è il 28enne fotografo livornese Daniele Stefanini, ferito alla testa dalla polizia nel quartiere di Bayrampasha e trasportato in ospedale dove si trova in stato di fermo e assistito dalle autorità consolari italiane. Le sue condizioni non destano preoccupazioni. Parte del sua attrezzatura è scomparsa, mentre il ministro degli Esteri Emma Bonino segue personalmente la vicenda, auspicando una rapida soluzione del caso. «Siamo stati molto fortunati - ha detto l'ambasciatore d'Italia ad Ankara, Gianpaolo Scarante - Stefanini è stato trovato in stato confusionale nel corso delle manifestazioni da un avvocato dei diritti umani, che lo ha soccorso e ha guardato i documenti. Questo ci ha permesso di entrare subito in azione». Provata la mamma di Daniele: «Mio figlio? Troppo appassionato di fotografia…». È stato lo stesso Stefanini ad avvisare in serata i familiari, rassicurandoli sulle sue condizioni. Infine secondo un sondaggio pubblicato dal quotidiano Zaman, i turchi sono per lo più contrari all'attuazione del piano di regolamento per il Gezi Park. Il 62,2% lo vorrebbe mantenere come spazio verde, mentre il 49,9% ritiene che il governo stia diventando più autoritario. Un altro rilievo, commissionato dal partito di Erdogan, l'Akp, fissa al 35,3% la percentuale dei consensi anche se solo due anni fa l'attuale premier aveva raccolto ben il 50% alle elezioni. Ma era ancora un'altra epoca.
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