Per quattro anni alla Franzoni niente permessi

Per almeno altri quattro anni Anna Maria Franzoni, condannata in via definitiva a 16 anni per l'uccisione del figlio Samuele, non ha diritto ai permessi premio, data la gravità del reato commesso e in base alle regole fissate dall'Ordinamento penitenziario nei confronti dei detenuti pericolosi. È quanto spiega la prima sezione penale della Cassazione, nelle motivazioni della sentenza 31059, depositata ieri, che ha respinto - nell'udienza dello scorso 4 luglio - il ricorso presentato dalla «mamma di Cogne» contro l'ordinanza del tribunale di sorveglianza di Bologna che aveva dato parere negativo al beneficio dei permessi premio. In particolare, Franzoni, che ha già scontato un terzo della pena nel carcere della Dozza di Bologna, chiedeva di beneficiare dei permessi per poter stare con il marito e i figli 3 giorni al mese. Per effetto del rigetto del ricorso la Franzoni dovrà pagare anche le spese processuali.
A carico della Franzoni, secondo la Cassazione, opera il principio della «preclusione temporale» rispetto alla pena finora espiata. Per i reati gravi come l'infanticidio per il quale è stata condannata, infatti - motiva la Prima sezione della Suprema Corte - i detenuti, al pari di chi viene condannato per mafia e terrorismo, devono aspettare di aver scontato in carcere «almeno metà della pena». Quindi dovrà attendere circa quattro anni per uscire dalla cella.

Commenti
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pierfabro

Mar, 31/07/2012 - 19:15

ad una madre che uccide il suo bambino non ha diritto a permessi premio, anche perchè potrebbe reiterare su l'altro figlio o sul marito. inoltre una pena cosi breve, solo 16 anni, non gli darà modo d'espiare la sua grande colpa!