Ma quegli innocenti erano già all'inferno il commento 2

diPer Davide e Andrea l'inferno era scoppiato ben prima che divampassero le fiamme che li hanno carbonizzati. Era una condizione quotidiana. Fatta di liti furiose tra mamma e papà. Di minacce violente. Un inferno di strappi continui, da una parte all'altra della famiglia divisa. Bambini lacerati, nove e dodici anni. Inevitabilmente divisi nei sentimenti verso il padre o la madre. Le fiamme che li hanno carbonizzati ieri mattina, dopo lo scoppio dell'incendio nella casa del papà, hanno bruciato i corpi di due creature già ustionate nell'anima. Erano ancora nel sonno, probabilmente. Ma le loro notti erano turbate ormai da qualche tempo, dopo la traumatica separazione dei genitori, alla quale lui non s'era rassegnato. Minacciava di continuo l'ex-moglie. La ricattava. Le inviava messaggi spaventosi. L'avvocato di lei racconta che era arrivato a prometterle la morte dei due figli: «L'unico modo di farti del male... è che mi porto via i bambini per 15 giorni e te li ammazzo», le aveva urlato in faccia una volta. Proprio ieri mattina era arrivata la convocazione al processo per stalking il 22 ottobre prossimo, fissato dopo una pioggia di querele. Ma per chi conosceva la storia degli ex coniugi Iacovone, parlare di stalking era un eufemismo. Non a caso i servizi sociali volevano togliere la patria potestà al papà anche contro il parere della madre, timorosa di ritorsioni su quelle povere creature che già vivevano in un incubo quotidiano. Secondo il racconto dell'avvocato lui era ossessionato dall'idea di fargliela pagare. La insultava pesantemente, anche davanti ai bambini. Una volta «aveva mostrato un grosso coltello da cucina al figlio più grande, dicendo che l'avrebbe usato per uccidere la mamma. Così poi avrebbe avuto la mamma al cimitero e il papà in prigione». Invece ora è in ospedale in condizioni disperate per le ustioni su quasi tutto il corpo. Come poteva essere la vita di quei fratellini con tutta la vita davanti a loro? E con il diritto alla spensieratezza scritto nel cuore? A scuola erano irrequieti, irascibili, incostanti, riferisce il solito avvocato. C'è da stupirsene? L'egoismo e l'irresponsabilità di un marito ferito nell'orgoglio per essere stato lasciato non si sono piegati nemmeno di fronte alla fragilità indifesa di quei due figli. Erano diventati loro il campo di battaglia, il terreno sul quale accampare i propri meschini diritti, sul quale tentare la propria patologica rivalsa. È stata «una tragedia annunciata», ha sintetizzato l'avvocato. I «rapporti tra i genitori erano molto tesi», ha osservato il sindaco. Il parroco si era insediato in paese da poco. La comunità era piccola. Ma nessuno è arrivato in tempo, prima che l'inferno di quei due ragazzini bruciasse nell'ultimo falò.