Quei mal di pancia tra i peones: «Ho paura di non essere rieletto»

«Hanno paura. Paura di non essere rieletti». O insofferenza: «Perché devo rifare tutta la campagna elettorale?». La pensione? Il minore dei problemi. Conta di più la poltrona, la «posizione di potere». Eppure al Senato hanno firmato quasi tutti. Alla Camera i numeri dei deputati solidali con Berlusconi a pochi giorni dal voto sulla decadenza sono più difficili da estorcere. A Montecitorio in realtà tutto fila sempre più liscio. Di là, al Senato, sarebbe in atto la presunta fronda. Ma i siciliani firmano, i campani firmano, fanno sapere dal gruppo fin dal pomeriggio. Si dimettono e aggiungono una frase, una lettera, per il presidente. A sera sono 87 su 91. I senatori che mancano sono «fuori Roma o all'estero».
Eppure in tanti sperano che non accada. Come il sacrificio di Abramo: rinuncia a quello che hai di più caro e prega che non accada. Si sussurra che alla Camera qualcuno chiede ai colleghi di altri partiti di non votare le dimissioni. È una prassi che l'aula non confermi l'addio di un parlamentare. Ma più d'uno lo chiede esplicitamente. «Non votate per me». «Io li capisco i giovani, quelli appena arrivati - racconta un deputato di lungo corso - non sanno cosa li aspetterà dopo. Sono qui da meno di un anno, se si va a votare con questa legge che garanzie ci sono? Ci sei, non ci sei, non si sa. Nei loro panni avrei paura anch'io». I nomi sono coperti dal silenzio.
«Io finirò in mezzo a una strada - confida il senatore Antonio Razzi, già Idv nella scorsa legislatura, poi “Responsabile” e infine Pdl - Sto pagando ancora il mutuo che non mi ha pagato Berlusconi, come si era detto. Lui non mi ha comprato, mi ha dato la sua amicizia. Ma ho già consegnato le dimissioni. Non ho pensato al futuro. Eppure io sono il più disperato, io non ho una lira senza questo stipendio, e avendo quel famoso mutuo da pagare ancora per molto tempo è chiaro che sarò in difficoltà, ma per lui lo faccio». Più che per soldi, è la perdita della posizione invece che spaventa chi non ragiona come Razzi: «Come diceva Andreotti, il potere logora chi non ce l'ha...».
Antonino Bosco, classe 1979 è un peones della Camera, prima legislatura. Ma mostra una fede coriacea: «Ho firmato come gesto di solidarietà e di forte denuncia politica. Sono un uomo di partito nato e cresciuto in Forza Italia, ho aderito dal '94, da quand'ero ragazzino».
Ha firmato un altro dei nuovi, l'emergente Luca D'Alessandro: «Certo, già da stamattina - racconta in una pausa dei lavori della Camera - La pensione? Non è quello il problema. Con la nuova legge se faccio cinque anni di legislatura arrivano 1.100 euro al mese, non è più come prima, quando erano 3.400». E bastavano appena due anni e mezzo di legislatura.
Non è del Pdl, ma si sfila dal centrodestra invece ormai definitivamente Paolo Naccarato, del gruppo Gal (Grandi autonomie e libertà) al Senato: «Confermo quanto detto a inizio estate: decidesse per lo strappo, Berlusconi avrebbe delusioni e sorprese. Emergerebbe al Senato una maggioranza silenziosa».
Tra i firmatari al Senato c'è anche Domenico Scilipoti (anche lui già Idv e Responsabile), uno dei parlamentari che più di altri si era appellato di recente al senso di responsabilità nei confronti del Paese: «Se non sarò rieletto tornerò a fare la mia vita - racconta - impegnandomi a trecento sessanta gradi. La politica si può fare non solo dentro, ma anche fuori dal Parlamento». Dice che «in giunta al Senato si parlava già di cordate e non c'era nessuna voglia di essere super partes, di giudicare Berlusconi non per il cognome che porta. Non c'è stato un atteggiamento responsabile». E ora questa scelta «dura, non dolce», è presa «in serenità: spero che questo nostro atto possa far riflettere i colleghi, perché tengano in giusta considerazione quello che si sta consumando. Per me ritornare in Parlamento è importante ma non vitale».
Ma il pidiellino della Camera racconta ancora: «Qualcuno mi ha chiesto se al posto dei sostituti, i non eletti che potrebbero subentrare ai parlamentari che si dimettono, accetterei il posto da deputato. Chi ragiona così è chiaro che qualche mal di pancia ce l'ha. Comunque credo che nessuno dei non eletti accetterà il posto».