Quel figlio che fa litigare due miti del cinema: un film che ci riguarda

Mia Farrow rivela: "Ronan è di Sinatra non di Woody Allen". Non è la vendetta contro un'ex, ma l'esercizio di una prerogativa delle donne

In una causa di tanti anni fa, durante la consulenza psicologica che vedeva i coniugi e il figlio sottoposti all'esame di un perito per la verifica della capacità genitoriali e della qualità della relazione affettiva tra di loro e il figlio, la moglie separanda sbottò «è inutile mio caro tutta questa manfrina che stiamo facendo per capire con chi debba vivere il bambino, perché, te lo devo proprio dire, questo figlio non è tuo ma del mio amante».
È intuibile la forza del dolore che in quel momento colpì al cuore il mio cliente, padre, da sei anni, attento, affettuoso e responsabile.

Tuttavia l'incresciosa situazione si risolse in modo ben diverso da quello voluto dalla scriteriata madre. Per cercare di contenere la rabbia e la disperazione di fronte all'inaspettata scoperta - poi confermata dall'esame del Dna - proposi al cliente di riflettere sulla nota considerazione di Dostoevskij: «Colui che genera un figlio non è ancora un padre; padre è colui che se ne rende degno».
Il mio assistito, prontamente, non solo decise di non proporre l'azione di disconoscimento, che per la madre oltre tutto era ormai prescritta, ma si mise d'impegno per avere in affidamento il figlio. E ci riuscì.
Mi sono ricordata di questa storia leggendo le rivelazioni di Mia Farrow, secondo la quale Ronan, dichiarato all'anagrafe quale figlio dell'allora di lei marito Woody Allen, sarebbe invece il frutto della relazione, contestualmente post ed extra coniugale, con il suo primo marito Frank Sinatra.

All'apparenza, il dirlo ora, dopo venticinque anni, trasmette il sapore del frutto acido e velenoso di una vendetta coltivata con pazienza e sapienza nell'attesa, sul bordo del fiume, di veder passare il cadavere del nemico. Raccontare, dopo anni, a un uomo ormai vecchio, di essere stato tradito e ingannato fin dall'inizio del matrimonio, e per di più complice l'ex marito più anziano, significa infliggere una ferita non più curabile. Del resto noi donne siamo abilissime e infide nel programmare bombe a scoppio ritardato su obiettivi sensibili, forti come siamo di una storia millenaria di oppressione e schiavitù. Come siamo allenate, per lo stesso motivo, a fingere con regale indifferenza in molte, anche delicatissime e intime, situazioni. Tuttavia, noi donne abbiamo anche un radicato e innegabile senso della protezione materna che, a differenza di quanto avviene per gli altri animali, dura se possibile oltre la vita. Proprio questa qualità mi fa sospettare che la intempestiva rivelazione, quel dire «forse è figlio di Frank Sinatra» ambiguo e suggestivo, non sia (o non sia solo) una vendetta contro l'ex marito Woody, per quanto fedifrago e quasi incestuoso, se non altro affettivamente. Gli ex mariti, di per sé, sono dimenticabili per definizione e non meritano neppure il pensiero della vendetta, perché in genere non sono più meritevoli di niente. Un figlio si deve invece tutelare: e allora quale migliore possibilità - da offrire a un figlio deluso e rancoroso - di quella di un'intervista di risonanza mondiale? Prendendo così al volo l'occasione di disconoscere pubblicamente un padre non degno, che Ronan ha odiato e disprezzato per oltre vent'anni e, contemporaneamente, offrirgli un padre celebre, buono, amato ovunque. Eterno nel ricordo, ma non più presente a far danni. Dunque, se non è una vendetta, la dichiarazione di Mia è un regalo pacificatore del cuore del figlio. E con ciò si dimostra, ancora una volta, che le donne hanno quasi sempre la capacità di scegliere il padre del loro figlio, persino se è già morto.