Quel papà sempre in crisi che fa boom in libreria

Dalla perdita di autorevolezza in famiglia alla subalternità ai figli. Le confessioni dei padri "perdenti" diventano un caso editoriale

Ben vengano i libri sulla crisi del ruolo del padre. Ma il rischio è che l'argomento sia oggi attuale come una discussione sulla modernità del Commodore nell'era dell'iMac. Eppure, a guardare in libreria, il tema dello «scazzo» tra papà e figli di mammà tira che è un piacere. Proprio Scazzi, ad esempio, è il titolo del libro di Michele e Nicola Neri, storia di un «figlio travolgente e di un padre travolto». Eccolo il tema che fa da corollario al dramma sociale della perdita di autorevolezza paterna. Delle due, l'una: o il padre è assente o, se è presente, viene «travolto» da tutto e da tutti. A cominciare dai figli, ovviamente. Cambia la forma, ma resta la sostanza: dall'immaginario divano su cui sembrano giocare a vegeto Gli sdraiati adolescenti di Michele Serra, ai giardinetti in cui ogni mattina un babbo si trasforma in «mammo» per amore della sua piccola Agata (i dettagli nel libro di Angelo Pisani, Conto fino a tre...parola di papà). Se poi ai conflitti generazioni aggiungiamo anche un po' di confusione sessuale, ecco servita la Lettera di un padre omosessuale alla figlia by Daniele Scalise. Alla categoria padri autoflagellatori, appartiene invece l'ultima fatica di Antonio Polito che nel suo Contro i papà ci spiega «come noi italiani abbiamo rovinato i nostri figli». In realtà ad aprire per primo un dibattito di alto profilo sul buco nero in cui era precipitato il «mestiere» di padre fu, nel 2004, il professor Claudio Risé. Da quel saggio, bissato nel 2007 da una riflessione sull'«assenza inaccettabile» del padre, nacque un trasversale «Manifesto per il padre» dove si chiedeva (e si chiede) «la modifica dell'atteggiamento verso il padre nella cultura corrente e nelle norme di legge». Sono trascorsi molti anni, ma non è cambiato nulla: «cultura corrente» e «norme di legge» seguitano a considerare il padre una sorta di genitore di serie B, e la conferma viene proprio dalla lettura dell'ultimo libro di Risé, Il Padre. Liberta dono. Intanto la battaglia di Risé resta d'attualità: «La figura del padre è stata in Occidente separata dalle sue funzioni educative e sociali. I risultati sono evidenti: insicurezza e difficoltà di iniziativa nei figli; incapacità di accettare il principio d'autorità; solitudine e fatica nelle donne madri nel dover assolvere da sole il peso educativo; frustrazione nei maschi adulti, svalutati in quest'aspetto essenziale dell'identità maschile. Una situazione fonte di danni gravissimi agli individui, alla vita di relazione e familiare, alla società, alla nostra civiltà. Occorrono attenti interventi, che ridiano dignità e responsabilità alla figura paterna».
Ma ci sono momenti, nella vita di un padre, che fanno ritrovare in noi uomini energie che credevamo ormai scomparse. Capita quando tuo figlio è colpito da una grave malattia e quindi ha ancora più bisogno di te. E allora benedici la voglia che ti conquista di stargli accanto, di baciarlo, di crescere insieme. Per fortuna esistono libri che testimoniano queste storie di ordinaria straordinarietà, o - se preferite - di straordinaria ordinarietà. Noi, di recente, ne abbiamo letti due: Una notte ho sognato che parlavi, di Gianluca Nicoletti e Se ti abbraccio non avere paura, di Fulvio Ervas. Racconti-verità che ci hanno raschiato l'anima. Rendendoci orgogliosi di essere padri.
antonino.materi@ilgiornale.it

Commenti

Luigi Farinelli

Ven, 31/01/2014 - 11:24

Contro la figura paterna e maschile è in atto da decenni una campagna denigratoria e distruttiva che ha come scopo, oltreché l'abbattimento del principio di autorità "patriarcale" quello, finale, di abbattere il concetto stesso di famiglia tradizionale. Grazie al progressimo politicamente corretto (specie nord-europeo) ed ai soldi dei sionisti "filantropi" come la fondazione Rockefeller che ha costruito a tavolino il radical femminismo nelle aule delle università americane come il MIT, l'obiettivo è stato pienamente raggiunto. Le conseguenze, in un mondo volutamente femminilizzato e, quindi, più debole e attaccabile (mascherando il tutto sotto il donnismo imperante che vuole le donne "fare tutto meglio", in realtà usandole per veri e propri interventi di ingegneria sociale e facendone le principali vittime di questa azione nefanda) le conseguenze, dicevo, sono sotto gli occhi di tutti (ma guai rivelarlo, non è politicamente corretto), ossia, famiglia allo sbando perché le madri non sono in grado, quando i figli diventano adolescenti, ad iniziarli alla vita come ha sempre fatto nei secoli la figura paterna, dicendo al figlio: "d'ora in poi staccati dalle sottane di tua madre perché là fuori non ti regalerà nulla nessuno e non ci sono solo diritti, ma anche doveri". Da cui il fenomeno dei "bamboccini" e del bullismo, la caduta di valori di ruferimento (voluta) e la diffusione di droghe e violenza. Sarebbe ora di prendere coscienza di questa realtà e toglierla dalle mani dei pedagoghi ex sessantottini, dal radical-femminismo e dal progressismo che impone ideologie demenziali all'ombra dell'egalitarismo più insulso e deleterio, ideologie propalate dal "progressismo" politicamente corretto gestito da autentici farabutti di cui si conoscono perfettamente nomi e cognomi (vedendoli spesso anche in tv) e titoli di articoli e libri. Sono i burattini del vero potere che vuole diffondere la gnosi massonica che, tra l'altro, ha piani che passano anche attraverso la distruzione della figura paterna, di quella maschile e, infine, della famiglia tradizionale.

Luigi Farinelli

Ven, 31/01/2014 - 11:27

I libri del Pro. Claudio Risè dovrebbero divulgarli nelle scuole e pubblicizzarli sui media ma ho l'impressione che, non essendo "politicamente corretti", siano avversati dal MinCulPop di regime.

Luigi Farinelli

Ven, 31/01/2014 - 11:54

Contro la figura paterna e maschile è in atto da decenni una campagna denigratoria e distruttiva che ha come scopo, oltreché l'abbattimento del principio di autorità "patriarcale" quello, finale, di abbattere il concetto stesso di famiglia tradizionale. Grazie al progressimo politicamente corretto (specie nord-europeo) ed ai soldi dei sionisti "filantropi" come la fondazione Rockefeller che ha costruito a tavolino il radical femminismo nelle aule delle università americane come il MIT, l'obiettivo è stato pienamente raggiunto. Le conseguenze, in un mondo volutamente femminilizzato e, quindi, più debole e attaccabile (mascherando il tutto sotto il donnismo imperante che vuole le donne "fare tutto meglio", in realtà usandole per veri e propri interventi di ingegneria sociale e facendone le principali vittime di questa azione nefanda) le conseguenze, dicevo, sono sotto gli occhi di tutti (ma guai rivelarlo, non è politicamente corretto), ossia, famiglia allo sbando perché le madri non sono in grado, quando i figli diventano adolescenti, ad iniziarli alla vita come ha sempre fatto nei secoli la figura paterna, dicendo al figlio: "d'ora in poi staccati dalle sottane di tua madre perché là fuori non ti regalerà nulla nessuno e non ci sono solo diritti, ma anche doveri". Da cui il fenomeno dei "bamboccini" e del bullismo, la caduta di valori di ruferimento (voluta) e la diffusione di droghe e violenza. Sarebbe ora di prendere coscienza di questa realtà e toglierla dalle mani dei pedagoghi ex sessantottini, dal radical-femminismo e dal progressismo che impone ideologie demenziali all'ombra dell'egalitarismo più insulso e deleterio, ideologie propalate dal "progressismo" politicamente corretto gestito da autentici farabutti di cui si conoscono perfettamente nomi e cognomi (vedendoli spesso anche in tv) e titoli di articoli e libri. Sono i burattini del vero potere che vuole diffondere la gnosi massonica che, tra l'altro, ha piani che passano anche attraverso la distruzione della figura paterna, di quella maschile e, infine, della famiglia tradizionale.