Quell'abbraccio tra Pci e Md che fece scattare Mani pulite

Magistratura democratica pianificò l'alleanza col Pds sul giustizialismo per ridare smalto alle toghe e offrire agli eredi del Pci il ruolo di moralizzatore contro la corruzione in Italia

La piattaforma politico-programmatica elaborata per la nuova Magistratura democratica poteva convincere ed attirare buona parte dei giovani magistrati, cresciuti politicamente e culturalmente nel crogiolo sessantottino. Ma bisognava fornire a Md una base giuridica teorica che potesse essere accettata dal mondo accademico e da una parte consistente della magistratura.

Ancora una volta fu la genialità di Luigi Ferrajoli a trovare una risposta: «La giurisprudenza alternativa (...) è diretta ad aprire e legittimare (...) nuovi e più ampi spazi alle lotte delle masse in vista di nuovi e alternativi assetti di potere (...). Una formula che configura il giudice come mediatore dei conflitti in funzione di una pace sociale sempre meglio adeguata alle necessità della società capitalistica in trasformazione».
In qualunque democrazia matura la prospettiva tracciata da Ferrajoli non avrebbe suscitato altro che una normale discussione accademica tra addetti ai lavori: ma la verità dirompente era tutta italiana. Celato da slogan pseudorivoluzionari, il dibattito nel corpo giudiziario ad opera di Md negli anni '70 e '80 presentava questo tema fondamentale: a chi spetta assicurare ai cittadini nuovi fondamentali diritti privati e sociali? Al potere politico (e di quale colore) attraverso l'emanazione di norme (almeno all'apparenza) generali ed astratte, o all'ordine giudiziario con la propria giurisprudenza «alternativa»? Un dubbio devastante cominciò a infiltrarsi tra i magistrati di Md. Se la magistratura (o almeno la sua parte «democratica») era una componente organica del movimento di classe e delle lotte proletarie, allora da dove proveniva la legittimazione dei giudici a «fare giustizia»? Dallo Stato (come era quasi sempre accaduto), che li aveva assunti previo concorso e li pagava non certo perché sovvertissero l'ordine sociale? Dal popolo sovrano? Da un partito?

Quelli furono anni tragici per l'Italia. Tutte le migliori energie della magistratura furono indirizzate a combattere i movimenti eversivi che avevano scelto la lotta armata e la sfida violenta allo Stato borghese: i giudici «democratici» pagarono un prezzo elevato, l'ala sinistra della corrente di Md rimase isolata mentre l'ala filo-Pci di Md mantenne un basso profilo. Dell'onore postumo legato al pesante prezzo di sangue pagato dai giudici per mano brigatista beneficiarono indistintamente tutte le correnti dell'ordine giudiziario, compresa Md e la magistratura utilizzò questo vernissage per rifarsi un look socialmente accettabile. Solo la frazione di estrema sinistra di Md ne fu tagliata fuori, e questo determinò - alla lunga - la sua estinzione. Alcuni furono - per così dire - «epurati»; a molti altri fu garantito un cursus honorum di tutto rispetto, che fu pagato per molti anni a venire (Europarlamento, Parlamento nazionale, cariche prestigiose per chi si dimetteva, carriere brillanti e fulminee per altri). Quelli che non si rassegnarono furono di fatto costretti al silenzio e poi «suicidati» come Michele Coiro, già procuratore della Repubblica di Roma, colpito il 22 giugno 1997 da infarto mortale, dopo essere stato allontanato dal suo ruolo (promoveatur ut amoveatur) dal Csm.

L'ala filo Pci/Pds di Md, vittoriosa all'interno della corrente, non era né poteva diventare un partito, in quanto parte della burocrazia statale. Cercava comunque alleati per almeno due ragioni: difendere e rivalutare un patrimonio di elaborazione teorica passato quasi indenne attraverso il terrorismo di estrema sinistra e la lotta armata e garantire all'intera «ultracasta» dei magistrati gli stessi privilegi (economici e di status) acquisiti nel passato, pericolosamente messi in discussione fin dai primi anni '90. Questo secondo aspetto avrebbe di sicuro assicurato alla «nuova» Md l'egemonia (se non numerica certo culturale) sull'intera magistratura associata: l'intesa andava dunque trovata sul terreno politico, rivitalizzando le parole d'ordine dell'autonomia e indipendenza della magistratura, rivendicando il controllo di legalità su una certa politica e proclamando l'inscindibilità tra le funzioni di giudice e pubblico ministero.
Non ci volle molto ad individuare i partiti «nemici» e quelli potenzialmente interessati ad un'alleanza di reciproca utilità. Alla fine degli anni '80 il Pci sprofondò in una gravissima crisi di identità per gli eventi che avevano colpito il regime comunista dell'Urss. Non sarebbe stato sufficiente un cambiamento di look: era indispensabile un'alleanza di interessi fondata sul giustizialismo, che esercitava grande fascino tra i cittadini, in quanto forniva loro l'illusione di una sorta di Nemesi storica contro le classi dirigenti nazionali, che avevano dato pessima prova di sé sotto tutti i punti di vista.
La rivincita dei buoni contro i cattivi, finalmente, per di più in forme perfettamente legali e sotto l'egida dei «duri e puri» magistrati, che si limitavano a svolgere il proprio lavoro «in nome del popolo». Pochi compresero che sotto l'adempimento di un mero dovere professionale poteva nascondersi un nuovo Torquemada.

Il Pci/Pds uscì quasi indenne dagli attacchi «dimostrativi» (tali alla fine si rivelarono) della magistratura che furono inseriti nell'enorme calderone noto come Mani Pulite: d'altronde il «vero» nemico era già perfettamente inquadrato nel mirino: Bettino Craxi. Chi scrive non è ovviamente in grado di dire come, quando e ad opera di chi la trattativa si sviluppò: ma essa è nei fatti, ed è dimostrata dal perfetto incastrarsi (perfino temporale) dei due interessi convergenti. Naturalmente esistono alleanze che si costituiscono tacitamente, secondo il principio che «il nemico del mio nemico è mio amico», e non c'è bisogno di clausole sottoscritte per consacrarle.

Sergio D'Angelo
Ex giudice di Magistratura democratica

Commenti
Ritratto di Mario Galaverna

Mario Galaverna

Gio, 28/11/2013 - 10:29

E la capacità mediatica della magistratura nel fare audience e consenso fu testata anni prima di Mani Pulite col caso Tortora. Da li i processi al nemico divennero spettacolo e condizionamento politico.

Sbenanex

Gio, 28/11/2013 - 10:37

Non e' possibile che in un paese civile l'azione penale dipenda dall'arbitrio di una persona che e' in combutta con un collega che si chiama giudice e che stanno nello stesso palazzo, si vedono e parlano tutti i giorni in completa amicizia e fratellanza.Di processi se ne possono fare non tre ma anche 7 non cambierebbe proprio nulla.

giovauriem

Gio, 28/11/2013 - 11:38

la colpa di tutto quello che è successo è di qull'analfabeta "laureato" dai compagni docenti,il montanaro,mentre seguiva la valigia,piena di soldi,verso la sede comunista,si distrasse perchè notò un "vendesi appartamento"(di pietro da buon zappaterra ha il pallino della proprietà)e perse di vista il corriere,con la valigia zeppa di soldi,il tesoriere dei comunisti e il segretario,poverini,non sapevano nulla e non potettero aiutarlo a ritrovare la valigia,così di pietro ritornò in procura a mani sporc.. pardon vuote ma pulite,poi gli venne l'idea di entrare in politica,fondò un partito immobiliare,comprò tanta terra e tante casette(esclusa quella in canada)infine si mise in società con uno come lui e la società immobiliare fallì

meloni.bruno@ya...

Gio, 28/11/2013 - 12:51

C'è stato un patto d'onore concordato di non aggressione già negli anni settanta,quando le BRIGATE ROSSE ( i famosi compagni che sbagliavano)con la loro strategia della tensione alzavano il tiro uccidendo parecchi Magistrati.Tu ci lasci in vita e noi vi verremo sempre in aiuto per soffocare l'intrapendenza dei vostri NEMICI POLITICI! Non ci vuole un psicologo per capire ciò che è accaduto,a proposito aspetto ancora che Napolitano vada in Sicilia in procura per chiarire con la sua testimonianza episodi che lo riguardano,mi fermo non voglio andare oltre.

pinosan

Gio, 28/11/2013 - 21:45

Mi sembra che si sia scoperta l'acqua fredda.Io non sono un ex magistrato ma queste cose le penso da sempre.La magistratura è la mafia legalizzata cha può fare qualsiasi cosa perche non è mai responsabile.Non sò se sia rossa o nera ma è certo che è il potere assoluto con licenza di "uccidere"chiunque gli sia di ostacolo.

Roberto Casnati

Ven, 29/11/2013 - 22:22

Nell'immagine compaiono 4 componenti della banda Bassotti.