Quello scandalo degli orango internati nel lager di Roma

Martina, Petronilla e Zoe costrette in una piccola gabbia senza luce. I fondi per il Bioparco? Restano bloccati dalla solita burocrazia

Scusatemi, adesso ho perso la pazienza e mi incazzo sul serio. È uno scandalo di cui dovrebbero occuparsi i media da tempo, e mi rivolgo a Luca Telese, a Lilli Gruber, a Mentana, a Barbara D'Urso, non solo a Licia Colò o a Sveva Sagramola. Non ho neppure voglia di fare troppi preamboli romantici, la questione è semplice: Martina, Petronilla e Zoe non sono tre persone, ma quasi. Di sicuro migliori della maggior parte delle persone che frequentate ogni giorno o che vedete nei talk show. Sono tre femmine di orango che vivono al Bioparco di Roma in condizioni in cui neppure gli ergastolani vengono tenuti, e senza aver commesso nessun reato se non nascere. Petronilla ha quarant'anni, una fronte rugosa e uno sguardo dolcissimo, come quello delle sue due figlie, e nessuna delle tre ha mai visto la luce del sole se non di riflesso dal loro antro buio.

Se non li avete mai visti andateci, il loro nome scientifico è pongo pygmaeus, e non date retta agli idioti finto-animalisti grillini, loro sì veri pigmei dell'intelligenza politica e biologica, che vorrebbero chiudere il Bioparco perché gli animali devono vivere liberi: sono vissuti da sempre in cattività e liberarli sarebbe una condanna a morte, non ci vuole molto a capirlo. Se non siete convinti prendete il vostro gatto e scaraventatelo nella giungla.

Gli orango non sono neppure scimmie, come pensano i visitatori quando li vedono, indicandoli ai loro figli che speriamo crescano meno ignoranti. Sono primati, tanto quanto gli scimpanzé, i gorilla, i bonobo, e l'uomo, cioè come voi che state leggendo questo articolo, e in termini evolutivi significa che tredici milioni di anni fa appartenevamo alla stessa specie. Solo cinque milioni di anni fa ci siamo poi separati dall'antenato in comune con gli scimpanzé (gli scimpanzé sono quindi più vicini a noi che agli orango) che al Bioparco si chiamano Bingo, Edy, Pippi e Susy e hanno uno dei più grandi living europei. Al contrario delle nostre tre orango, rinchiuse in questo lager nazista senza che nessuno muova un dito. Quando negli Stati Uniti biologi come Richard Dawkins si stanno mobilitando per far avere ai primati i diritti umani (in Spagna lo ha già fatto Zapatero), tranne quello di voto, sebbene credo che peggio di noi non potrebbero votare, quindi io gli darei pure quello e se si candidassero li voterei.

Non è colpa del Bioparco, dotato di un personale competente e sensibile, anzi il presidente Federico Coccia si è dato da fare non poco per risolvere il problema, e finalmente nel 2010 sono iniziati i lavori per costruire una nuova casa alle nostre ragazze, in modo che possano vivere il resto della loro esistenza almeno toccando un albero. Problema risolto? Figuriamoci, siamo in Italia, e da un anno i lavori sono di nuovo fermi perché i fondi sono affondati nella sabbia mobile dell'amministrazione comunale, per questo si chiamano fondi, perché spariscono nei fondi della burocrazia. Nel caso specifico, mi sono informato, sono spariti nel decimo dipartimento nell'Assessorato delle politiche ambientali.

Io sono uno scrittore ma non uno scrittore civile, mi interessa la scienza e mi tengo lontanissimo dalla politica, quindi so un cavolo di cosa fanno tutti questi dipartimenti. Tuttavia un giorno mi sono fatto forza e ho digitato il numero del comune sull'iPhone per parlare con il sindaco e fargli un discorsetto, e mi hanno risposto «con il sindaco si parla via fax». Né so di cosa si occupino alle politiche ambientali, credo ben poco se in quarant'anni non sono riusciti a costruire un habitat decente per una specie con cui condividiamo gran parte del Dna, con meno di un quarto del tempo si sono ricostruite Amburgo e Hiroshima. In compenso appena eletto il sindaco Marino ha detto che la sua priorità sarà chiudere le buche di Roma per non far inciampare le vecchiette. Va benissimo, ma prima di chiudere le buche alle vecchiette apra il cielo sulla testa di Petronilla, Martina e Zoe. Attenzione, questo non è un appello, è un ultimatum: io non mando nessun fax, se non fate qualcosa immediatamente investo tutti i miei risparmi, cerco questo decimo dipartimento con Google Maps e lo sfondo con un carro armato.

Commenti

Nadia Vouch

Gio, 27/06/2013 - 09:20

Accedere alla luce e all'aria dovrebbero essere requisiti non discutibili per qualunque essere vivente. Se i fondi c'erano, dovrebbero essere impiegati. Altrimenti, come al solito, si dovrà fare appello alla generosità dei privati. E scommettiamo che i marciapiedi resteranno dissestati lo stesso? Non ci sono giustificazioni che possano tenere difronte alla vita, anche se si tratta della vita di tre primati (che non ci meritano). Cordiali saluti.

franco@Trier -DE

Gio, 27/06/2013 - 18:29

siete peggio dei nazisti.

Anonimo (non verificato)