Ragazzo ricoverato in ospedale «L'omosessualità è una malattia»

Lo ha affermato qualche mese fa anche Papa Francesco: «Essere gay è una tendenza, non una malattia». E se lo dice anche la Chiesa, che per antonomasia è la sostenitrice dell'unione tra uomo e donna, ormai ne dovrebbero essere convinti tutti. O forse non proprio. I dubbi arrivano questa volta dall'altra parte della medaglia: la scienza.
David Camara, 25enne andaluso, si è sentito prescrivere cure mediche per la sua omosessualità. È successo all'Ospedale di Jean nella Spagna del Sud. Il ragazzo aveva deciso di recarsi in una clinica pubblica, perché da alcuni mesi soffriva di crisi di ansia che gli provocavano insonnia e nausea. David aveva confidato al medico (che secondo il giuramento di Ippocrate dovrebbe ascoltare, non giudicare sommariamente) il periodo difficile che stava affrontando. Da qualche tempo, infatti, suo padre era molto malato e inoltre aveva da poco chiuso una relazione di nove anni con il suo compagno. David si era presentato in ospedale per avere un consulto psicologico e riuscire così a guarire dal suo «male di vivere». Quello che ha ricevuto, però, non è stato proprio un aiuto, piuttosto uno schiaffo alla sua dignità. Un'offesa per l'intera comunità a cui appartiene.
Il giovane spagnolo si è infatti sentito rispondere che lo stato d'ansia è normale per la sua condizione. «Non hai bisogno di una seduta psicoanalitica. I gay tendono a contrarre molte malattie e a trasmetterle facilmente». Non contenta, la dottoressa ha aggiunto: «Hai una confusione in testa che sarebbe bene curare».
David, incredulo e offeso dalla risposta del medico, sta riflettendo sulla possibilità di denunciarla. A difesa del suo dipendente, l'ospedale di Jean-Sur ha tenuto a specificare che la dottoressa non ha mai definito l'omosessualità del ragazzo «malattia», ma seguendo la procedura standard voleva solo curare i sintomi del paziente.
La Federazione andalusa Arco Iris, gruppo di sostegno omosessuale, interviene invece a difesa del giovane e dei suoi diritti: «Non si deve lasciare impunito l'ennesimo caso di offesa. Siamo stufi di soffrire per queste discriminazioni».