La Rai zittisce i dipendenti:no tweet contro viale Mazzini

Una circolare di Viale Mazzini "invita" i dipendenti a evitare dichiarazioni improprie che possano ledere l'immagine dell'azienda. E sul web scoppia la polemica: è censura

Silenzio. La Rai vuole abbassare il volume dei cinguettii e dei post di Facebook sulla rete dei “veleni”. I panni sporchi si lavano in famiglia. Il direttore generale Lorenza Lei sembra irremovibile. La sua circolare interna intima ai dipendenti ed anche ai collaboratori dell’azienda di evitare dichiarazioni sui social network che possano ledere l’immagine della Rai.

Negli ultimi tempi - si legge nella circolare - si è verificato un numero sempre crescente di casi in cui sono state rilasciate, con diverse modalità, da parte di dipendenti e collaboratori dell'Azienda, dichiarazioni improprie agli organi di informazione”.

E allora bisogna correre ai ripari. Così quelle norme che moderano l’opinione dei dipendenti sulla loro stessa azienda devono essere allargate anche ai nuovi mezzi che possono portare alla luce i segreti e i problemi di Viale Mazzini.

Alla luce dell'evoluzione tecnologica e produttiva dei mezzi e sistemi di comunicazione - prosegue il testo -, quanto stabilito con riferimento alle dichiarazioni agli organi di informazione, deve intendersi riferito anche alle dichiarazioni rilasciate su siti internet, blog, social network e similari”.

Sia chiaro, non è vietato farlo. La Lei non ha scritto un editto ma, leggendo la conclusione della circolare, sembra esserci poco spazio per altre interpretazioni. “Si ribadisce che non verranno tollerati comportamenti in contrasto con la richiamata normativa aziendale”.

Le ultime parole del documento scatenano la protesta dei dipendenti del servizio pubblico. Il motivo è semplice. Chi si occupa di comunicazione, chi lavora con la tv e tutte le piattaforme non può evitare di usare i social network. Carlo Verna segretario dell’Usigrai, proprio sui social fa sapere che “sul web la Rai è all'anno zero. Riesce a occuparsene solo per affermare l'ovvio. È ovvio che il dipendente è tenuto a obblighi di lealtà nei confronti dell'azienda, qualunque sia il mezzo utilizzato. Altrettanto ovviamente non tollereremo limitazioni della libertà di espressione”.

E su twitter l’ex consigliere Nino Rizzo Nervo non le manda a dire rivendicando la libertà di opinione per chi lavora nel mondo della comunicazione: “Adesso come farete? Vietare Tweet e Fb a chi lavora nella comunicazione è indice di ignoranza”. Ma c’è anche chi comincia a scherzarci su, come fa il direttore Intrattenimento Giancarlo Leone che cerca il suo amico Andrea Vianello, conduttore di Agorà, fra i corridoi della rete. “Tv. Shhhhh! Andrea Vianello ci sei? ci vede nessuno?”, cinguetta Leone e Vianello risponde: “#nonriescoaparlare”. In viale Mazzini continua a tirare una brutta aria. E chi sorveglia il palazzo ora non vuole che se ne parli male. Anche a costo di chiudere il becco a chi cinguetta a squarciagola…

Commenti

Massimo Bocci

Mar, 12/06/2012 - 15:32

In un regime di vera MAFIA COMUNISTA CATTO, mi sembra giusto devono usare i PIZZINI per comunicare e le veline delle procure per leggere la verità rivelata!!!

PaK8.8

Mar, 12/06/2012 - 17:06

Censura? Ma stiamo scherzando? Se scrivessi male su Facebook o su Twitter dell'azienda dove lavoro, mi licenzierebbero seduta stante. E non mi sognerei mai di farlo, tra parentesi.

clamor

Mar, 12/06/2012 - 19:25

L’etica sul posto di lavoro vorrebbe che si evitassero commenti, del resto chi lede l’immagine della azienda ove lavora è passibile di sanzioni: i panni sporchi è giusto che si lavino in famiglia. Per la RAI il discorso è diverso, grazie anche alla lottizzazione politica, di etica ne esiste ben poca …