La replica all'Onu del Vaticano: «Pedofilia è tortura? Allora pure l'aborto»

Il question time è durato più di tre ore, ieri pomeriggio, alla 52esima sessione del Comitato delle Nazioni Unite sulla Convenzione Contro la Tortura. Monsignor Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra, ha risposto, chiaro e impassibile, alle domande dei relatori designati dal Comitato Onu. Puntuale, preciso e senza mezzi termini: no all'equiparazione tra abusi sessuali commessi dal clero e tortura. Perché se così fosse anche «l'aborto dovrebbe essere considerata una tortura a danno del nascituro».
Botta e risposta Onu-Santa Sede sul tema. «Il divieto di procedere con l'aborto è un atto crudele», affermano i relatori del Comitato rivolgendosi al rappresentante vaticano. «La Chiesa condanna ogni tortura, compresa la tortura del nascituro attraverso l'aborto», ribatte monsignor Tomasi. «È inaccettabile paragonare la tortura con la pedofilia», ha commentato padre Hans Zollner, uno degli otto membri della Commissione per la Tutela dei minori voluta dal Papa per combattere il fenomeno della pedofilia nel clero.
E per la prima volta di fronte a un organismo internazionale, monsignor Tomasi, a capo della delegazione vaticana, ha fornito i numeri sulle accuse di abusi rivolte ai sacerdoti e le risposte della Santa Sede. «Tra il 2004 e il 2013 - ha detto - sono stati ridotti allo stato laicale 848 sacerdoti, ad altri 2.572 sono state inflitte pene più lievi, come il divieto di celebrare in pubblico o il divieto di contatto con i bambini». Sempre nello stesso periodo, ci sono state più di 3.400 accuse «credibili» verso sacerdoti, di cui 401 nel 2013. La risposta del Vaticano è stata immediata: «Le diocesi e gli ordini religiosi hanno pagato 2 miliardi e mezzo di dollari per risarcire le vittime degli abusi sessuali commessi dal clero dagli anni Cinquanta a oggi, e 78 milioni di dollari come assistenza alle vittime», ha detto monsignor Tomasi.
«La Santa Sede è fortemente impegnata nel combattere la tortura con l'intenzione primaria di difendere i diritti inviolabili della persona umana», aveva detto il nunzio nella sua relazione introduttiva, ma non ci sta a «un confronto basato su alcune asserzioni che alle volte le Ong mettono in forma molto polemica e che sono poi usate come informazioni accurate, anche se qualche volta non lo sono». Si chiude così la due giorni di botta e risposta tra i membri del Comitato contro la Tortura e la Santa Sede. Il 23 maggio l'organismo del Palazzo di Vetro pubblicherà le osservazioni conclusive.