Il retroscena

Roma Tutto fermo. Nonostante la pausa estiva sia formalmente conclusa, il braccio di ferro tra Berlusconi e Fini resterà ancora congelato per qualche giorno. E poco importa se ancora ieri è andata in scena l’ennesima querelle tra Pdl e finiani, con FareFuturo e Generazione Italia a menar fendenti contro il Cavaliere che ha trasformato il nostro Paese nella «Disneyland di Gheddafi». Nonostante gli affondi della pattuglia vicina all’ex leader di An - con Briguglio a puntare il dito contro il premier perché la visita del leader libico «ci allontana da tradizionali alleati come gli Stati Uniti e Santa Sede» - i riflettori sono infatti puntati su Mirabello, dove domenica Fini interverrà alla festa Tricolore e parlerà per la prima volta in pubblico dopo un’estate decisamente silente. Un discorso che promette di essere una sorta di «manifesto politico» e dal quale, è la convinzione di molti, si capirà fino a che punto il presidente della Camera è disposto a trattare una tregua con il Cavaliere. Un Berlusconi sempre più convinto del fatto che il punto di caduta del braccio di ferro con Fini sarà sulla giustizia, tanto dall’aver rispolverato l’idea di un discorso in tv per raccontare al Paese i suoi quindici anni di «odissea» con le procure.
È chiaro, insomma, che comunque finirà non si andrà oltre il cessate il fuoco, visto che tra i due la rottura è ormai insanabile. Con il premier che non nasconde nelle sue conversazioni private di considerare Fini niente più di un «traditore» e con l’ex leader di An che ai suoi confida di essere in attesa solo del colpo del ko al Cavaliere. Che secondo il presidente della Camera arriverà nei primi mesi del 2011, quando arriverà a sentenza - ovviamente di condanna - il processo Mills dopo che la Corte Costituzionale avrà cassato il legittimo impedimento. Ecco perché Berlusconi - questo confida da qualche giorno nelle sue conversazioni private - è tentato dall’andare davanti alle telecamere e ripercorrere tutte le sue vicissitudini giudiziarie, a partire dall’avviso di garanzia a Napoli che nel ’94 mise fine al suo primo governo, fino al processo Mills. Un modo per «chiudere il cerchio» di quella che secondo il premier non è solo una «persecuzione» ma è ormai diventata l’unica arma di «lotta politica» dell’opposizione e non solo. Di Pd e Idv, insomma, ma anche di Fini, considerato ormai da un anno un vero e proprio fiancheggiatore di certe procure.
Non è un caso che l’ago della bilancia dell’eventuale tregua sia proprio il «sì» dei finiani al processo breve così come già approvato al Senato. Un provvedimento che se fosse licenziato anche dalla Camera avrebbe l’effetto di disinnescare definitivamente il processo Mills. E sul quale i falchi del Fli stanno lanciando segnali di guerra da giorni. La Camera, avverte infatti Bocchino, «non è l’ufficio notarile del Senato» e «servono approfondimenti». «Una questione di lana caprina», replica Cicchitto. Mentre il governatore della Calabria Scopelliti, considerato molto vicino a Fini, fa sapere di «voler restare nel Pdl» che «oggi ha come leader Berlusconi».
Di certo, entro fine settembre una qualche soluzione i due contendenti dovranno trovarla. Perché come dice Bonaiuti: «Ormai il chiacchiericcio estivo è arrivato alla frutta». Secondo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio la soluzione più auspicabile è quella di «rafforzare l’azione di governo e andare avanti», che altro non è che un invito ai finiani a votare la fiducia sui cinque punti e chiudere la querelle definitivamente. D’altra parte, margini di trattativa su quel fronte non ce ne sono. Ecco perché ieri il Cavaliere ha letto con interesse l’intervista in cui il finiano Urso gli chiedeva «un gesto per restituire a Fini il ruolo che gli spetta nel partito». Perché di «gesti» in questi mesi ne ha pensati molti, tutti piuttosto spontanei e coloriti.