Richiesta d'arresto per Genovese Ora il ras di Messina inguaia il Pd

RomaTurbo Renzi anche alla voce «grana con la giustizia». Nel suo incalzante ruolino di marcia il premier, nonché segretario del Pd, batte pure il record della prima richiesta di arresto in questa legislatura. Merito, o meglio «colpa», del big del Pd siculo Francantonio Genovese: classe 1968, ras di Messina dove tutti lo chiamano Mister Magoo, deputato, a cui ieri alla Camera, i magistrati hanno chiesto addirittura l'arresto. Le accuse della Procura di Messina sono gravissime: associazione per delinquere, riciclaggio, peculato e truffa. Il diretto interessato s'è subito dichiarato innocente e ha lasciato tutti gli incarichi: «Per comprensibili ragioni di opportunità, anticipo la mia determinazione ad autosospendermi dal Pd e dal gruppo parlamentare». Il partito, in grave imbarazzo, parla attraverso l'altro deputato siciliano, Davide Faraone: «Il Pd deve avere un atteggiamento assolutamente laico: cioè se si verificherà dalle carte che la richiesta è legittima e concreta si voterà a favore senza alcuna titubanza, altrimenti si voterà contro».
La vicenda di Genovese non è un fulmine a ciel sereno. L'inchiesta, già nota l'anno scorso, aveva portato le manette ai polsi pure alla consorte di Genovese, Chiara Schirò. Secondo i pm, l'onorevole piddino, assieme ad altri, si sarebbe indebitamente appropriato di fondi regionali per organizzare corsi di formazione. Il metodo: enti e società appositamente create, prezzi gonfiati, prestazioni totalmente simulate e via a ciucciare la mammella del pubblico denaro.
Il parlamentare siciliano, nato la notte di Natale del 1968, è figlio e nipote d'arte. Il nonno, Antonino Gullotti, otto legislature alle spalle, è stato più volte ministro negli anni Settanta in quota Dc. Potentissimo. Il padre, Luigi Genovese, è stato senatore della Balena bianca per vent'anni. Del padre, re degli assenteisti, si narra la storia che quando arrivò la sua macchina davanti a palazzo Madama ci fu stupore. Si tranquillizzarono tutti solo quando non scese nessuno. Lui, Francantonio, non poteva non muovere i primi passi nella Dc sicula: presidente della Dc giovanile, poi nelle fila del Ppi, quindi nel Cdu di Buttiglione, nell'Udr di Cossiga e poi nel Ppi di Marini. Diventa deputato dell'Ars con una valanga di voti: 13.832 preferenze. È un pezzo grosso della Margherita di Rutelli ma il botto lo fa nel 2005: si candida per l'Unione a sindaco di Messina, al primo turno ottiene il 45,79% mentre al ballottaggio vince con il 54,56. Alle primarie del Pd del 2007 stravince con l'85% di preferenze, abbracciando la linea Veltroni. Viene eletto deputato nella scorsa legislatura e diventa segretario della Commissione parlamentare antimafia. Nel 2012, con 19.590 preferenze, è il più votato in Italia nella competizione elettorale interna al Pd. Inizialmente è bersaniano, poi franceschiniano, poi, quando il vento gira e gonfia le vele di Renzi, si schiera col premier. Va in soccorso al vincitore cui, ora, dà invece un bel grattacapo.