La riforma di Prodi: spendere di più

Il Professore ridisegna la struttura di Palazzo Chigi: quattro dipartimenti nuovi, con a capo dirigenti da 200mila euro l’anno

Roma - Quattro dipartimenti tutti nuovi. Strutture costose e permanenti per servire, almeno in due casi, ministeri dall’identità un po’ incerta, quali sono quello alla Famiglia e ai Giovani. Dicasteri creati dal centrosinistra che i futuri esecutivi potrebbero scegliere di non confermare. E che proprio per questo si immaginano affiancati da strutture amministrative leggere e temporanee mentre, da ora in avanti, avranno un’organizzazione al massimo livello, con tanto di dirigenti che, con tutta probabilità, resteranno per sempre alle dipendenze dello Stato.
La novità riguarda la presidenza del Consiglio e stride con le dichiarazioni rilasciate giorni fa da Antonio Di Pietro, sicuro che dopo la Finanziaria al governo serva una bella cura dimagrante. O con le rivelazioni del segretario Ds Piero Fassino, indignato per l’attivismo di certi ministeri nel creare poltrone da direttori generali, in barba a tutti i propositi di risparmi.
Eppure l’istituzione dei nuovi quattro dipartimenti, a quasi un anno e mezzo dall’insediamento dell’esecutivo guidato da Romano Prodi, è nero su bianco in uno schema di decreto che risale a inizio mese e che dà una generosa attuazione a un altro decreto, quello con il quale vennero ripartite nomine e deleghe all’interno dell’esecutivo che sarà ricordato come quello più consistente (100 tra ministri, vice e sottosegretari) della storia italiana.
Il decreto della presidenza del Consiglio varato a inizio settembre istituisce il dipartimento per le Politiche per la famiglia, quello alle Politiche giovanili e le attività sportive che fanno riferimento rispettivamente ai dicasteri di Rosy Bindi e di Giovanna Melandri. Poi vengono creati il dipartimento per la Programmazione e il coordinamento della politica economica e quello per il Turismo, fortemente voluto dal vicepremier e ministro della Cultura Francesco Rutelli.
I dipartimenti sono tra le strutture più importanti dell’amministrazione pubblica e comportano la nomina di un capo dipartimento, il vertice dei dirigenti dello Stato, con uno stipendio che si aggira tra 180 e 200 mila euro. I dipartimenti hanno poi una struttura fatta di uffici e servizi guidati rispettivamente da direttori generali (stipendio medio 150 mila euro all’anno) e da direttori di seconda fascia (80 mila euro annui). Nel caso dei nuovi dipartimenti la struttura è in realtà minima e, se confrontata con quelli dei ministeri, fa pensare a un esercito con poca truppa e molti generali. Tre uffici e sei servizi alla famiglia, due uffici e sei servizi per i giovani, tre e dodici per la Programmazione economica, due e dieci per il turismo. Il provvedimento prevede anche il rafforzamento dell’ufficio «acquisizione beni e servizi e gestione degli immobili», con un dirigente in più e il rafforzamento dell’ufficio di ragioneria con un servizio in più.
Il decreto si preoccupa poi di mettere a punto le strutture di Palazzo Chigi. E tra le pieghe spunta anche qualche novità nel Segretariato generale, come «l’ampliamento dell’ufficio del medico competente». L’assistenza medica della Presidenza del consiglio sarà composta in totale da un dirigente di prima fascia e da otto di seconda. Una pattuglia di tutto rispetto che svolge funzioni «di prevenzione e di medicina del lavoro, oltre a funzione di assistenza medica di primo soccorso all’interno della Presidenza».
In tutto si tratta di quattro nuovi capi dipartimento, 12 (se non 13) direttori generali e circa 34 dirigenti di seconda fascia. Si tratta di posizioni che il governo intende ricoprire con personale già in servizio alla presidenza del Consiglio. Secondo la sintesi preparata dal governo per illustrare il decreto ai sindacati, l’effetto sarà addirittura una piccola riduzione degli organici di Palazzo Chigi. Difficile capire come, vista la creazione dei nuovi dipartimenti.
(1. Continua)