L'Ocse raffredda l'ottimismo: Italia è ancora in recessione

Il Belpaese unica maglia nera tra i Paesi G7. La ripresina va a rilento: secondo le stime l'anno si chiude col Pil in calo dell'1,8%

Roma - L'Italia resterà, alla fine del 2013, l'unico Paese del G7 ancora in recessione. Le stime dell'Ocse, rese note ieri, raffreddano le speranze di ripresina per fine anno, che invece dovrebbe chiudersi con un pesante calo del Pil: -1,8%. Nell'Eurozona, Germania e Francia mostrano un terzo e un quarto trimestre in buona ripresa, mentre per il nostro Paese rimane il segno meno. «Gli indicatori suggeriscono che l'Italia sta uscendo lentamente dalla recessione in cui era caduta - dicono gli analisti dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico - ma si tratta di uno scenario denso di incognite, anche politiche».
Preoccupa il fatto che l'economia italiana non stia riuscendo ad agganciare la ripresa che si sta manifestando negli altri Paesi europei. Per il trimestre ottobre-dicembre, l'Ocse prevede una crescita del 2,4% in Germania, dell'1,6% in Francia, del 3,2% nel Regno Unito. Da noi, invece, si stima una contrazione dello 0,4% nel terzo trimestre e dello 0,3% nel quarto. Inoltre, come spiega il capo economista dell'organizzazione parigina, Pier Carlo Padoan, bisogna vedere se un possibile miglioramento sarà accompagnato o meno dalla creazione di nuovi posti di lavoro, oppure si tratterà di una jobless recovery. Dipenderà dalla flessibilità nei contratti e dalla eventuale riduzione del carico fiscale sul lavoro. Il pericolo è che la disoccupazione, che resta elevata in tutte le economie avanzate, diventi «strutturale», aumentando le tensioni sociali.
La moderata ripresa che si scorge in Europa, e i progressi più evidente negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Giappone, non sono tuttavia al riparo da rischi. Pericoli che sono più elevati nell'area dell'euro, dove restano importanti squilibri interni. «L'Eurozona resta vulnerabile a rinnovate tensioni finanziarie, bancarie e sul debito sovrano», afferma il rapporto. Molte banche dell'area non sono capitalizzate a sufficienza, e appesantite da prestiti di cattiva qualità: gli istituti hanno bisogno di misure più incisive per ripulire i bilanci, e nello stesso tempo non devono far mancare il credito alle imprese.
Il suggerimento che l'Ocse offre per uscire da questa situazione non si discosta dalle raccomandazioni di sempre: riforme strutturali per aprire i mercati e migliorare la competitività, sostegno alla domanda interna, riduzione della pressione fiscale. Padoan esprime, per quanto riguarda l'Italia, un giudizio positivo sul provvedimento per la restituzione dei debiti della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese, mentre su Imu e Iva si limita a ricordare l'importanza di mantenere «saldo» l'obiettivo del 3% nel rapporto deficit-Pil.
Alla luce di queste cifre negative per l'Italia, assumono grande importanza le misure a favore della crescita che il governo intende inserire nella legge di Stabilità. Forse, neppure Confindustria e sindacati, che lunedì hanno presentato insieme un «documento-appello» al governo, chiedendo nuove iniziative fiscali e di politica industriale, immaginavano che si prospettasse un quadro così negativo. Ieri un portavoce del commissario agli Affari economici, Olli Rehn, ha detto che l'Europa è «pienamente fiduciosa» sul fatto che il governo italiano rispetterà gli impegni di bilancio. Ma se l'economia non si riprende, centrare il 3% diventa più difficile. Il fabbisogno di cassa ha superato nei primi 8 mesi quota 60 miliardi, contro i 33 miliardi registrati nello stesso periodo del 2012.