«A rischio le prossime pensioni» La fusione Inps-Inpdap non regge

Roma Il matrimonio tra Inps e Inpdap è ormai cosa fatta, ma l'arrivo dei pensionati statali rischia di mettere a rischio la sostenibilità del sistema previdenziale privato. Insomma, vista dalla parte del contribuente privato o di chi ha lavorato una vita per un'azienda, sarebbe stato meglio che la fusione tra i due mondi non ci fosse proprio stata. Soprattutto adesso che la spending review stringe sui pubblici.
La denuncia arriva dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell'istituto di previdenza nella nota di variazione al bilancio del 2012, approvata ieri, senza il voto dei rappresentanti della Uil. È la prima volta che il Civ fa i conti con la creazione della «super Inps». «L'assunzione da parte dell'Inps del deficit imputabile al soppresso Inpdap - si legge nel documento anticipato ieri dalle agenzie di stampa - comporterà nel breve periodo un problema di sostenibilità dell'intero sistema pensionistico pubblico».
Le cifre riportate nel documento sono quelle già presentate dal presidente dell'istituto Antonio Mastrapasqua. La gestione finanziaria di competenza dell'Inps con l'incorporazione dell'ex Inpdap e dell'ex Enpals segnerà un disavanzo di quasi 6 miliardi di euro (5,977) nel 2012, a causa del rosso che lo stesso Inpdap porta con sé. Il disavanzo, secondo quanto emerge dalla stima contenuta nella prima nota di variazione del bilancio preventivo 2012 del cosiddetto Super Inps è destinato a salire e a sfiorare i 7 miliardi di euro sia nel 2013 (6,936) che nel 2014 (6,963).
Con la confluenza tra i tre istituti di previdenza (l'Enpals è quello dei lavoratori dello spettacolo, ma pesa poco sui conti della previdenza) l'incidenza della spesa per prestazioni previdenziali e assistenziali sul Pil «si attesta al 19,22%» nel 2012 «rispetto al 13,79% delle previsioni originarie». Il fatto è che nei conti della previdenza pubblica, spiegava ieri una fonte sindacale, c'è anche molta assistenza. E poi farsi carico proprio ora degli statali non è un buon affare. La spending review rende ancora più stringente il blocco del turnover e quindi aggrava una caratteristica tipica delle pensioni pubbliche: pochi contribuenti, molti percettori dell'assegno. Se si riduce ulteriormente il numero di lavoratori pubblici attivi, questo saldo peggiorerà.
È possibile che dietro la denuncia del Civ, organismo composto da rappresentanti dei sindacati, ci sia proprio un attacco indiretto alla spending review approvata dal governo la settimana scorsa, in particolare al giro di vite sugli statali. Anche se l'effetto paradossale è che, denunciando i cinque miliardi di rosso che l'Inpdap porta in dote all'Inps, si riconosce come lo Stato non sia stato in grado di amministrare il costo del lavoro pubblico (la vecchia Inps ha conti in ordine).
Il costo, comunque, sarà dello Stato. Il Civ, nel documento che accompagna l'approvazione del bilancio, sostiene sia «urgente che tale situazione sia sottoposta all'attenzione del governo e dei ministeri vigilanti al fine di consentire agli stessi di adottare adeguati interventi correttivi per sanare il disavanzo economico e patrimoniale della gestione ex Inpdap e quindi garantire la sostenibilità della spesa pensionistica».
L'allarme sui conti si aggiunge alle difficoltà organizzative della fusione. Con la nascita della super Inps sono venute a galla anomalie nella previdenza pubblica, informatizzazione praticamente inesistente e, in certi casi, contributi non pagati da parte dello Stato. Come un cattivo datore di lavoro.