il ritratto

All’università di Salerno se la ricordano benissimo. Per i belli capelli, lo sguardo candido da Heidi e quella tesi «Analisi del contenuto del discorso politico di Ciriaco De Mita. Un riscontro empirico: l’intervento a Mixer del 15 febbraio 1993». Roba grossa, da leggere con calma, sfogliando una margherita. Correva l’anno accademico 2003-2004 e la Pina, nel senso della Pina Picierno, non poteva immaginare che qualche tempo dopo sarebbe stata lei medesima a far fuori il Maestro, per lei Unico, seguendo i consigli e le direttive di Walter Veltroni che, in verità, sempre la lei medesima, al termine del congresso nazionale della Margherita (era presidente federale dei Giovani del partito) aveva bocciato: «Alla leadership del Partito democratico ci vedrei bene D’Alema o Anna Finocchiaro, Veltroni non sarebbe l’uomo giusto». In seguito avrebbe anche firmato una lettera, con Nobili, Lioni e Madeo, indirizzata allo stesso Veltroni nella quale si diceva delusa alla vigilia delle primarie: « ... Caro Walter, è inutile nascondercelo, lo spirito con il quale ci avviciniamo allo storico appuntamento del 14 ottobre è profondamente mutato in queste ultime settimane. La passione ha dovuto fare i conti con la realtà, l’entusiasmo ha, in troppi momenti, ceduto il passo alla delusione». Insomma un tipo tosto, pronta a tutto, anche a togliere il santino con la candela dalla propria stanzetta, alludo a Ciriaco De Mita cestinato per interessi di seggio, un ottantenne utile per la tesi, inutile per la pratica. Ma si sa, le idee sono come le foglie di autunno, a volte resistono al vento, a volte nuotano nell’aria, quando toccano terra vengono calpestate dagli stessi ambientalisti. Pina Picierno è apparsa mercoledì sera a Matrix, così come si era mostrata a Porta a porta: bella senz’anima, truccata da donna di politica ma, caduto il make up, da tenera politicante, in tutto e del tutto contraria al titolo della tesi che le garantì la lode e un bel 110 di votazione; il contenuto dei discorsi di De Mita si è trasformato, in Lei, in pura forma, imago sine re, dicevano i latini, immagine senza sostanza. E così tra una smorfia e l’altra, un sorriso di compassione e una lisciata di capelli, il ministro delle politiche giovanili del governo ombra non è riuscita a trovare la luce, ha provato con le unghie, lei che ama i gatti e coccola Miciolo, ha cercato di accarezzare l’estrema sinistra (Franco Giordano) essendo un’amante e frequentatrice dei barattoli di nutella e ha assunto posture intellettualoidi in omaggio alle proprie letture serali, perché, riferiscono i piciernologi, prima di coricarsi, l’onorevole ombra rilegge Pablo Neruda, tipo venti poesie d’amore e una canzone disperata. Ma, tra uno spot e l’altro, ha respinto sdegnosamente le parole e i pensieri della rivale (politica) di scena, la Lorenzin, tenendo (temendo) a distanza «er Pecora» Teodoro Buontempo, ricorrendo a una serie di verbi e di immagini lessicali di grande effetto «rabbrividisco» «abbiamo bisogno di emozioni», «uno spettacolo meraviglioso», «mi sono commossa», «non ce la faccio a sentirti, c’è un limite alla decenza», «ci sono i grembiulini griffati», «i bambini di oggi sono più curiosi e più intelligenti», «i cortei di mamme, papà e nonni» (dimenticando i bambini e i militari a metà prezzo), citando Obama e soprattutto entrando nel dibattito, condotto con grande maestria da Mentana, con un fanciullesco «ci sono anch’io!» che nemmeno Titti avrebbe detto a gatto Silvestro. In un passaggio della sua tesi universitaria la Picierno così descrive il linguaggio di De Mita: «... In sostanza il discorso demitiano è caratterizzato da una notevole creatività, sempre accompagnata da una presentazione dei contenuti ben definita e da una marcata tendenza al pragmatismo. Come abbiamo visto, la preoccupazione a farsi comprendere dal pubblico è sempre presente: si esprime nella scelta delle parole utilizzate, semplici, chiare e comprensibili nei costanti commenti al discorso e nell’utilizzo di similitudini e metafore per “spiegare” concetti più o meno astrusi o astratti. Per le ragioni brevemente ricordate abbiamo definito lo stile linguistico di De Mita come uno stile argomentativo-didattico... ». Dicono che la Picierno, nativa di Teano, sito di storici incontri, ami anche Pinocchio: «Mi ricarica quando sono depressa». I parenti di Collodi sono stati informati.